UN PO' DI STORIA

CAPITOLO 1 – NEL SETTECENTO LE RADICI DELLA SCENA AMATORIALE

In Italia i primi gruppi teatrali sorsero già alla fine del 1700, dalle numerose Accademie esistenti o da gruppi di dilettanti che si organizzavano stabilmente. I gruppi di amatori si moltiplicarono specie in Italia centrale e settentrionale, dove ad una più sviluppata tradizione teatrale e si accompagnava una maggiore possibilità di reperimento di fondi. Nel XIX secolo il fenomeno divenne una realtà consolidata. I più importanti complessi erano diretti, in qualità di capocomici, da attori professionisti ritiratisi dal palcoscenico. Tra questi ricordiamo Alemanno Morelli a Milano, Augusto Bon a Padova e altri attori, divenuti per noti, come Gaetano Sodio o Amelia Bettini che vi recitavano nelle pause della loro attività.
Fu così che in Italia i gruppi amatoriali, quando ancora non vi erano Accademie o Scuole di recitazione, costituirono il maggior vivaio di attori di fama.
Le prime scuole di recitazione sorsero proprio per iniziativa di gruppi amatoriali: da ricordare, su tutti, la famosa Accademia Filodrammatica di Milano, che possedeva un grande teatro che si chiamava per l’appunto “dei Filodrammatici”. Si può anche affermare che il teatro dialettale, in Italia, si sviluppò proprio per azione dei gruppi amatoriali che non disdegnavano di recitare novità assolute come la famosa commedia di Paolo Ferrari “Goldoni e le sue sedici commedie” che venne tenuta a battesimo dall’Accademia dei Fidenti di Firenze.
Nel 1900, i gruppi amatoriali si moltiplicarono di decennio in decennio e ciò fu dovuto, in specie, alle organizzazioni di lavoro che costituivano i primi circoli culturali e ricreativi. Il repertorio presentato era piuttosto povero e ripetitivo, ma già nel 1922 si assiste ad un risveglio di cultura e modernità, ad opera in particolare delle compagnie che risiedevano nelle grandi città.
Nel 1929 fu creata la prima organizzazione unitaria e la quasi totalità dei gruppi amatoriali fu inquadrata nell’Opera Nazionale Dopolavoro, che ebbe il compito di guidare le scelte, proporre e organizzare concorsi e rassegne. Altri gruppi d’ispirazione cattolica erano invece organizzati nell’ambito della Gioventù Cattolica Italiana. Fu proprio in campo dopolavoristico, nel quadro di una organica politica sociale dell’impegno del tempo libero, che gradualmente l’attività teatrale appariva sempre più apprezzata dalla classe lavoratrice.
Con un provvedimento del marzo 1923 si passò dalle 16-17 ore di lavoro giornaliere, stabilite nel 1850, a 8 ore giornaliere per un totale di 48 ore settimanali: fu così che le attività ricreative trovarono un nuovo impulso e il teatro del dopolavoro divenne più curato negli allestimenti anche per l’ambizione di ottenere una gratificazione culturale che superasse l’affettuoso applauso di parenti ed amici.
Nel dopoguerra, tra il 1945 e il 1946, i gruppi d’arte drammatica si costituirono in una federazione che venne denominata Federazione Italiana Teatro Amatori (FITA). Essa operò nell’ambito del neo costituito Ente di tutela, l’Enal (Ente Nazionale Assistenza Lavoratori). Le compagnie si denominarono Gruppi d’Arte Drammatica (GAD) e la FITA ebbe come presidenti, personalità di rilievo del mondo del teatro italiano, quali: Cesare Guido Viola, Fabbri, Mario Federici, Aldo Nicolaj.
Il sodalizio tra la Federazione e l’Enal durò fino al 1978, anno di abrogazione dell’Enal e ciò accadde proprio nel periodo in cui la FITA tra vicissitudini altalenanti, rifletteva nelle sue funzioni e sul proprio ruolo culturale.

Il LUNGO E CONTROVERSO RAPPORTO TRA FITA
ED ENAL

L’Ente Nazionale Assistenza Lavoratori fu istituito alla fine dell’ultimo conflitto mondiale con decreto legge del 22 settembre 1945, n.604 che sanciva la trasformazione dell’Opera Nazionale Dopolavoro, Odn, voluta dal regime fascista e fondata con Regio Decreto Legge del 1 maggio 1925, in Enal.
L’ente si proponeva di promuovere il sano e proficuo impiego delle ore libere dei lavoratori intellettuali e manuali, con istituzioni ed iniziative dirette a sviluppare le loro capacità morali, fisiche, intellettuali. L’Enal… si fonda sulla concezione del tempo libero da impiegare in modo costruttivo, aperto alle esigenze della comunità e ai suoi grandi bisogni di idee valide e umanizzanti. In questo periodo tormentato di trasformazione della società, realizzato nella partecipazione e nell’intesa con le categorie più vaste di cittadini e di lavoratori e con le forze sociali che li esprimono, nel pieno coordinamento con la nuova realtà degli ordinamenti regionali e per la quale si deve ristrutturare sul piano legislativo per continuare ad assolvere alla funzione pubblica che esso esercita per conto dello Stato. (dal discorso di saluto del Commissario Nazionale Enal Sergio Zingale al Congresso Straordinario Fita-Enal tenutosi a Fiuggi nel 1972).
Il particolare l’Enal si distinse nell’organizzare mense, spacci di generi alimentari, soggiorni per lavoratori e colonie per i loro figli, facilitazioni commerciali, sanitarie, termali, cinematografiche, assicurazioni extra lavoro, buoni acquisto. Vanno inoltre ricordate le iniziative culturali, come la promozione di feste folkloristiche, campionati sportivi, concorsi canori, e musicali. Nel progetto ad ampio respiro elaborato ed attuato dell’Enal, accanto agli interventi sportici e dell’addestramento professionale, furono promosse e sostenute istituzioni culturali ed artistiche nell’ambito della musica, del teatro, della danza e del folclore inteso come apertura alle conoscenze etnografiche e antropologiche interregionali. In esso confluirono tutti i Gruppi d’Arte Drammatica poiché nel suo statuto poneva tra i fondamenti della sua azione la promozione e il sostegno del teatro amatoriale.
All’interno dell’Enal la federazione teatrale trovò i propri spazi, si ampliò e sviluppò idee e manifestazioni.
Nel 1948 i tempi si dimostrarono maturi per proporre il primo Festival d’Arte Drammatica Nazionale, che ebbe come sede Pesaro. Il risultato di questa esperienza fu più che positivo. Si constatò (e del resto le premesse si erano manifestate fin dagli anni trenta) la consapevolezza artistica di tanti lavoratori e studenti che provenivano da diverse esperienze filodrammatiche, non ultime quelle effettuate nelle sale teatrali degli oratori cattolici. Per decenni erano state forgiate nuove generazioni di entusiasti attori e tecnici, animati da una grande passione e attivi fino all’età di settanta e ottanta anni.
Dobbiamo documentare che il Festival Nazionale dei Gruppi di Arte Drammatica, divenuto più tardi Festival Nazionale FITA, ha rappresentato per quasi quarant’anni, il momento più ambito per il confronto e la conoscenza dei Gruppi amatoriali, occasione di ribalta nazionale, impegno primario per le Compagnie che per accedervi dovevano superare preliminari concorsi provinciali e regionali.
Per dieci anni, dal 1977 al 1988, il festival si trasferì a Chieti, nel prestigioso Teatro Marrucino; al vincitore veniva assegnato il Trofeo di Capestrano.
Sull’entusiasmo trascinante del confronto creato dalla formula del concorso nacquero anche altre manifestazioni a carattere nazionale, alcune delle quali tutt’oggi attive.
Un documento d’archivio importante riguardante la vita della Federazione sono gli atti del Congresso Straordinario tenutosi a Fiuggi il 26-27 e 28 maggio 1972 per l’approvazione del primo Statuto della FITA. Dalle parole del commissario straordinario Rodolfo Finzi apprendiamo che la costituzione della FITA risale al 1947 e che quella di Fiuggi era la seconda Assemblea. Il Congresso decretò l’abbandono della vecchia denominazione di Federazione Nazionale dei Gruppi di Arte Drammatica per assumere quello, ancora vigente, di Federazione Italiana Teatro Amatori.
Precedentemente, il 1 maggio 1970, si era tenuta un’Assemblea a Macerata per l’approvazione dello Statuto, ma il documento elaborato dai Gruppi non fu ratificato dalla Presidenza Nazionale dell’Enal, in quanto essa ravvisò nel testo alcuni errori nella forma e nei principi che lo rendevano diverso dallo statuto- predisposto per tutti gli organismi federali dal Consiglio di Amministrazione dell’Ente.
Al riguardo il commissario straordinario precisa che la Federazione ha autonomia organizzativa ed amministrativa, salvo, s’intende, i normali controlli, ma deve seguire le direttive generali dell’Ente, del quale, con numerose altre federazioni artistiche e sportive, è un organo tecnico.
Rodolfo Finzi, funzionario dell’E.N.A.L., era stato nominato , nel giugno 1971, commissario straordinario per il riordino delle strutture federali e aveva avuto l’incarico di redigere un nuovo testo per lo statuto, nonché di migliorare la struttura organizzativa costituendo nuovi Comitati Provinciali della Federazione e sollecitando verso gli stessi l’interesse di numerosi uffici provinciali dell’Enal.
L’Assemblea di Fiuggi approvò uno statuto che prevedeva, tra l’altro, che una parte di componenti del Consiglio Federale fossero indicati dall’Enal, ma eletti dai gruppi. Come Presidente fu eletto Rodolfo Finzi.
Nel 1973 avvenne un fatto grave. Il neo eletto Presidente dell’Enal, Ennio Palmitessa, inviò una lettera a Mario Federici, che dal 1953 era Segretario Generale della Federazione, avente come oggetto “Scioglimento del Consiglio della FITA” e adducendo motivi di “non corretta prassi amministrativa”, una convinzione maturata da tempo presso gli uffici competenti. E’ doveroso a tal proposito fare un’osservazione, Mario Federici era un importante esponente della SIAD (Società Italiana Autori Drammatici), di cui era stato vice presidente e aveva assunto nel 1953, per conto dell’Enal, la dirigenza delle formazioni amatoriali.
La replica alla lettera e al drastico proposito di sciogliere la Federazione fu ferma e precisa. Federici ribalta la responsabilità amministrativa, indicando una non corretta gestione centrale dell’Enal e denuncia: lo scioglimento di un Consiglio Federale ed il decadimento degli Organi centrali liberamente e democraticamente a suo tempo eletti e funzionanti nello spirito e nella lettura di uno statuto approvato dall’Assemblea dei Gad, rappresenta un fatto di eccezionale gravità che potrebbe perfino suggerire di adire a superiori istituti di tutela.
La stretta intesa raggiunta tra la Federazione e le organizzazioni associate degli autori italiani – in primo luogo con il Siad – fu non soltanto un’opportuna necessità, ma il mezzo migliore perché il teatro non professionale non costituisse soltanto un dilettevole impiego delle ore libere, ma fosse un potente mezzo di diffusione della cultura per chi vi opera e per chi assiste ai lavori teatrali.
La controversa situazione trovò soluzione in un nuovo Congresso straordinario che si svolse nel 1973 ad Arezzo, dove venne approvato un nuovo statuto nel quale l’intero Consiglio Direttivo doveva essere eletto dalla base della Federazione tra una rosa di candidati proposti unicamente dagli organi della FITA. Si riservava all’Enal la nomina del Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti, in quanto organo tecnico che gestisce il finanziamento che annualmente la Federazione percepisce dall’Ente.
I rapporti di convivenza tra la FITA, organismo associato, e l’Enal, Ente principale, furono sempre controversi specialmente in rapporto ad una vera autonomia della Federazione, in quanto questa dipendeva, in primo luogo, dalla disponibilità di parte del finanziamento che, tramite l’Enal, il ministero stanziava.
Un’ultima traccia di tale tensione la riceviamo da un articolo apparso sulla rivista Il Ridotto dal titolo Nicolaj censurato, che riferisce del Congresso ordinario svoltosi, alla scadenza naturale del mandato, il 5-6 e 7 novembre 1976 a L’Aquila, prima della soppressione dell’Enal.
Nell’articolo si dà notizia che il Presidente uscente Aldo Nicolaj, non potendo presenziare all’Assemblea, perché trattenuto da impegni professionali fuori d’Italia, aveva trasmesso all’Assemblea una relazione morale.
In questa relazione egli rassegnava le dimissioni da Presidente motivando tale scelta per la difficoltà trovata nello svolgere un programma, sia per la poca collaborazione, sia per i pochi quattrini che arrivavano in cassa. Non senza ironia e con il garbo che lo distingueva, Nicolaj cercava di far presente che non aveva trovato la collaborazione che aveva sperato da parte delle alte cariche dell’Enal, che avevano sempre disertato le manifestazioni più importanti, cavandosela ogni volta con un telegramma di felicitazioni e auguri.
Inoltre la seguente frase “La Federazione vive coi contributi che mandate voi e con le sovvenzioni che il Ministero dello Spettacolo passa all’Enal per il teatro amatoriale, sovvenzioni che arrivano a singhiozzo, con ritardo e con fatica. In un anno e più di commissariato e tre anni di Presidenza non ho mai avuto il piacere di conoscere il Presidente dell’Enal né il suo Direttore Generale. Il solo rapporto che ho avuto col Presidente è stato uno scambio di biglietti d’auguri per le feste natalizie”, facente parte del testo originale della relazione, fu censurata prima del Congresso nel corso di una riunione del Consiglio Federale e di questo taglio Nicolaj non fu avvertito né prima né dopo la lettura del testo. Aldo Nicolaj rifiutò, logicamente, la nomina a presidente onorario della Federazione.
Il Congresso dell’Aquila nominò Presidente della FITA Aldo Quaranta. Nel contempo, nel Paese, andava maturando una nuova situazione politica. Le Regioni, Enti già costituzionalmente previsti dalla fondazione della Repubblica, acquistavano, in questi anni, un potere sempre maggiore di autonomia rivendicando allo Stato la potestà di legiferare in numerose materie. Di conseguenza molte Istituzioni nazionali vennero disciolte per dar spazio a organizzazione regionali. La sorte dell’Enal era segnata.

LA SOPPRESSIONE DELL’ENAL, UN TRAUMA PER LA FITA

La legge n.641 dei 21 ottobre 1978, di conversione del Decreto legge 18 agosto 1978, n.481, dichiarava soppresso e posto in liquidazione, assieme a tanti altri, l’Enal, con decorrenza 1 aprile 1979. Tale legge disponeva anche in merito alla salvaguardia del patrimonio degli enti interessati, stabilendo il trasferimento alle Regioni e agli Enti Locali del personale e del patrimonio nonché delle competenze e delle funzioni degli enti soppressi. Qualche voce maliziosa attribuì lo scioglimento dell’Ente all’interesse di altre organizzazioni del tempo libero dei lavoratori, di beneficiare degli introiti derivanti da un nuovo gioco di scommesse, l’Enalotto che, settimanalmente, garantiva all’Enel cospicue risorse.
Questo il saluto di commiato rivolto dal presidente nazionale dell’Enal a tutti i lettori della rivista Tempo Libero, organo d’informazione dell’ente: La legge n.641 del 21 ottobre scorso pone al 31 marzo il termine ultimo entro il quale dovrà essere completato i trasferimento alle Regioni del patrimonio e del personale dell’Enal e, quindi, di fatto anche delle competenze e delle funzioni esercitate nel settore del tempo libero dell’Istituto. Si è voluto così riconfermare, nell’avviato riordinamento legislativo di tutta l’area pubblica, il primato del principio autonomistico – posto dal costituente alla base del pluralismo organico della Repubblica – in pieno riconoscimento della vocazione istituzionale delle Regioni alla gestione, sistematica e programmata, dell’assetto del territorio e di tutte le attività che vanno sotto il nome dei servizi sociali. E’ comunque chiaro che con il 31 marzo 1979 cesseranno le prestazioni e i servizi resi dall’Ente ai cittadini, singoli e associati; in particolare verrà meno, sempre ope legis, ogni forma di collaborazione istituzionalizzata tra l’Enal e i Circoli, Federazioni, Unioni e Gruppi che oggi trovano nel complesso delle strutture e competenze tecniche messe a disposizione dall’Ente il loro naturale punto di riferimento e di sostegno per la promozione di un associazionismo di base più partecipato e più impegnato e per la diffusione delle attività del tempo libero. Per queste Associazioni emergono problemi organizzativi e di articolazione operativa di non facile né immediata soluzione. Siamo certi però, per lunga consuetudine di lavoro comune, tormentato, appassionato e spesso incompreso ma sempre teso all’affermazione dei valori dell’uomo, che i responsabili di questi organismi sapranno trovare, nella dinamica politica del momento, nuovi rapporti d’intesa e di solidarietà per garantire al cittadino l’occasione di una fruizione intelligente e formativa del tempo libero che ne accresca la personalità e ne renda concreta la partecipazione allo sviluppo civile del Paese.
Di conseguenza anche la FITA si vide, improvvisamente, privata delle strutture, dell’organizzazione, delle perone e dei fondi che le avevano permesso fino allora di funzionare.

LO SCENARIO DOPO L’ENAL TRA DIFFICOLTA’ E ACCORDI

Quanto fossero profetiche le intuizioni del Presidente Ennio Palmitessa circa la non facile e immediata risoluzione dei problemi organizzativi e di articolazione operativa, lo si vide negli anni seguenti. Ma anche l’auspicio di una ferma volontà di cercare nuovi rapporti d’intesa e di solidarietà per garantire al cittadino l’occasione di una fruizione intelligente e formativa del tempo libero, ritrovò negli associati FITA una responsabile e riconfermata vocazione.
Si apriva a questo punto la questione dell’autonomia della Federazione. La FITA poteva raggiungere una propria autonomia finanziaria, in grado di provvedere alla costituzione delle strutture organizzative e alla gestione della propria attività? La questione economica è requisito basilare per la vita di qualsiasi organismo associativo. C’è l’avvio di una sede, il pagamento dell’affitto, il telefono, le spese postali e le altre spese di carattere generale, il personale e poi le spese per il funzionamento degli organi nonchè quelle inerenti all’organizzazione di alcuni incontri con tutti i gruppi associati. Un onere che solo parzialmente si poteva fronteggiare con la quota associativa versata dai Soci. Risultava peraltro inevitabile reperire una determinata somma ed in via continuativa che assicurasse quelle prestazioni fino ad allora assolte dall’Enal. Più volte si pensò di poter accedere come federazione autonoma al finanziamento del contributo dell’allora vigente Ministero dello spettacolo, forti della rappresentanza di centinaia di gruppi di teatro sparsi in tutta Italia e di alcune migliaia di associati.
Ogni anno, infatti, il Ministero dello Spettacolo emanava (in attesa di una legge sempre annunciata e mai realizzata) un’apposita circolare, con la quale proponeva l’erogazione di finanziamento e dalla quale le rappresentanze del teatro amatori erano sempre escluse.
Giocava anche a favore degli amatori il fatto, documentato fino verso la fine degli anni ’80 dall’annuale resoconto della SIAE (Società Italiana Autori ed Editori) da cui si rilevava che il gettito complessivo del teatro amatoriale, complessivamente inteso con l’apporto di tutti i gruppi esistenti (quindi non solo gli associati FITA) aumentava progressivamente fino al raggiungimento e al superamento di quello riguardante il teatro professionistico.
Successivamente il dato degli introiti, che appariva distinto, fu accorpato (con un po’ di arguzia potremmo dire per pudore verso i professionisti), per cui, attualmente, non è più possibile accertare le diverse spettanze. Ma è certo che anche attualmente l’attività spettacolare degli amatori, con relativo “stacco” di biglietti , conferisce ingenti somme all’erario statale.
Ma la rappresentazione unitaria del movimento amatoriale fu sempre un ostacolo mai risolto dalle Federazioni italiane. Oltre alla FITA, che conta oggi più di 500 Gruppi affiliati, in Italia esistono, con rilevanza nazionale, l’Unione Italiana Libero Teatro (UILT), costituitasi nel 1977 e, dal 1983, l’Ente Teatro Amatoriale Italiano (TAI). L’interlocutore unico rappresentava per il Ministero il requisito incondizionato per l’accesso al contributo. Inoltre si doveva combattere la gelosa difesa, da parte dei professionisti, di un finanziamento che essi consideravano di loro unica spettanza.
Esisteva, quindi, da una parte l’estrema difficoltà di trovare una unità di intenti, una concertazione fra le sigle operanti nel teatro amatoriale e, dall’altra parte, l’ostruzionismo più accanito da parte dei professionisti. In quei momenti di frenetica corsa all’organizzazione apparve più conveniente e sicuro avere la “protezione” di qualche Ente a carattere nazionale riconosciuto dallo Stato ed in grado di avere accesso a sovvenzioni pubbliche.
Il primo Ente al quale aderì la FITA fu la CAPIT (Confederazione di Azione Popolare Italiana). L’allora Presidente della FITA Aldo Quaranta notificò tale adesione agli associati con il seguente comunicato. La Presidenza della FITA ed il Consiglio Nazionale Federale, posti davanti a tale crudele realtà (abrogazione dell’Enal), all’improvviso, perché improvvisa è stata la legge approvata dal Parlamento, si è trovata a dover scegliere la strada migliore per sopravvivere. Primo atto indispensabile, per tutelare l’esistenza della FITA, fu quello di dare alla Federazione un volto legale. Fu quindi necessario far registrare, con regolare atto notarile del 9 settembre 1978, la costituzione della Federazione Italiana Teatro Amatori, alla presenza del Consiglio Nazionale Federale, che si trasformò, da quella data, in Consiglio Nazionale dei Costituenti. Secondo atto: si trattava di scegliere con estrema ponderatezza una nuova organizzazione che potesse garantire il futuro della Federazione. In quel momento si doveva salvare la FITA che, rimasta povera orfana, non poteva continuare a vivere con i soli proventi delle affiliazioni. Dopo vari contatti con le varie associazioni esistenti in Italia,tutte, purtroppo, di ispirazione politica di parte, abbiamo scelto con il consenso unanime del Consiglio Nazionale dei Costituenti, dopo aver effettuato vari convegni per sentire il polso della base, la Confederazione di Azione Popolare Italiana che, per la sua pluralità solennemente dichiarata nel proprio statuto ed il rispetto assoluto di completa autonomia garantita alle Federazioni aderenti ad essa, dava a noi la completa libertà d’azione. Senza alcuna riserva politica infatti la CAPIT, accettando incondizionatamente il nostro statuto, si è impegnata a finanziare la Federazione, a darle una dignitosa sede nel centro di Roma, assistendola in campo nazionale e regionale, tramite i suoi organi periferici.
Ai dirigenti della CAPIT si deve fare la raccomandazione di completare e perfezionare, nel più breve tempo possibile, le loro strutture provinciali e regionali e dare agli incaricati delle istruzioni precise.
La FITA ha la necessità impellente di conoscere nomi, cognomi e indirizzi dei Fiduciari Provinciali e Regionali della CAPIT, perché con essi deve coordinare, tramite le proprie organizzazioni periferiche, i programmi e le richieste di contributi agli Enti e alle Regioni, che devono essere assegnati alle associazioni di carattere artistico e culturale previsti, dalla nuova legge 616.
Tale perfezionamento e tale collaborazione reciproca è vitale per la vita della nostra Federazione se non vogliamo che si verifichi, a breve scadenza, “lo sfascio”.
E nel 1982 il Presidente ritornava sull’argomento dicendo: il mio punto di vista è ancora quello di sollecitare sempre più tale spirito di collaborazione fra centro e periferia, in quanto sono da risolvere gravi problemi che affliggono i nostri Gruppi in alcune regioni, ove non abbiamo conquistato il posto che ci spetta. Tale compito è dei rappresentanti CAPIT, che con la loro etichetta di dirigenti di una Confederazione legalmente riconosciuta dallo Stato con pari diritti ad altre similari debbano aprire quelle porte ancora chiuse per noi, forse per discriminazione concorrenziale, perché sappiamo, amici, che ovunque siamo ammirati e temuti per le nostre molteplici attività qualificanti e diamo fastidio a chi, fino ad oggi, ha mangiato le torte dei finanziamenti regionali.
Ma l’incontro fra gli organismi periferici della FITA e della CAPIT rimase, salvo alcune minoritarie eccezioni, praticamente disatteso e, di conseguenza, non si realizzò mai una presenza del teatro amatoriale nei finanziamenti comunali e regionali previsti. Constatata tale situazione, nel 1983 la Federazione ruppe l’accordo con la CAPIT per aderire allo CSAIN (Centro Sportivo Aziende Industriali); all’unanimità, prima il Consiglio Nazionale e successivamente un Congresso della Federazione tenutosi a L’Aquila nel dicembre del 1982, votò a favore di aderire al CSAIN.

L’ULTIMO APPRODO: LA CONVENZIONE CON LO CSAIN

Nella seguente lettera aperta agli Amatori il Presidente Quaranta precisava i motivi della scelta.
Con il 1983 la Federazione Italiana Teatro Amatori entra a far parte del CSAIN (Centro Sportivo Aziende Industriali e di Assistenza del tempo libero dei lavoratori, regolarmente riconosciuto dallo Stato con Decreto Legge, emanazione della Confindustria) avendo dovuto rinunciare all’accordo che la legava alla CAPIT. Non è stato facile, per la FITA, prendere una simile decisione, anche perché nel costume della Presidenza Federale e dei singoli Consiglieri Nazionali non ha mai trovato spazio né l’opportunismo politico e né le manie di grandezza. Non è stato facile, abbiamo detto, ma è stato egualmente necessario abbandonare la CAPIT, che pure nei momenti cruciali aveva mostrato di voler essere vicina agli amatori di teatro (e di questa volontà abbiamo sempre preso atto e ringraziato i Dirigenti Nazionali CAPIT, anche quando non potevano operativamente tutelarla) e di volerli aiutare nel loro difficile cammino. La volontà di operare non sempre è sinonimo di reale operosità, e così purtroppo è stato per la CAPIT. Di fronte al perdurare di una crisi di stallo, che coinvolgeva tutta la Federazione Italiana Teatro Amatori, non garantita neppure nella normale conduzione, occorreva trovare non solo e non tanto una via d’uscita ma quanto e soprattutto una operosità non più legata a fumose promesse ma a realtà documentate. Con il CSAIN questo è stato possibile, e per la prima volta la volontà delle parti è stata tradotta in ufficiale Convenzione, stipulata e firmata con tutti i crismi.
Durante i lavori del Congresso, è stato evidenziato da rappresentanti di molti Gruppi e dirigenti periferici federali come sia mancato da parte della CAPIT, anche quel minimo di impegno regionale e provinciale che avrebbe consentito agli amatori della FITA di usufruire di quei contributi ed agevolazioni andati quasi in esclusiva ad altre similari organizzazioni. E ciò perché erano praticamente latitanti (quando non conosciuti neppure per nome) i responsabili regionali e provinciali della CAPIT, ad eccezione, è doveroso riconoscerlo, dei rappresentanti di Ravenna e Pescara che, quanto meno, hanno proclamato la loro esistenza, e data la possibile assistenza, in loco, alla FITA.
La nostra Federazione (membro fondatore dell’Aita – Associazione Mondiale del Teatro Amatori – e sua sola rappresentante in Italia, e membro fondatore della Federazione Europea CIFTA – Comitato Internazionale del Teatro di Cultura Latina – la cui Presidenza è retta dal Presidente Nazionale FITA) non poteva ulteriormente rischiare di perdere quella credibilità e quel prestigio tanto faticosamente conquistati, e di ciò, come degli altri motivi di carattere organizzativo nazionale, ben si sono resi conto i Gruppi.
La convenzione con lo CSAIN è tuttora in vigore.

CAPITOLO 2 – LA SVOLTA ATTUATA DAL PRESIDENTE ALDO QUARANTA

Aldo Quaranta fu uno dei fondatori della FITA fin dal suo costituirsi all’interno dell’ENAL e, pertanto, fu sempre presente negli organismi direttivi, dal 1972 al 1976 in qualità di membro dell’Ufficio di Presidenza, dal 1976 al 1988 come Presidente nazionale.
Anni densi di fermenti innovativi ma anche di insidie per la Federazione , superati con estrema perizia e con grande autorevolezza da parte del Presidente Quaranta. Egli ebbe l’indiscussa capacità di condurre pressoché indenne la Federazione oltre l’esperienza dell’abrogazione dell’ENAL, seppe tenere compattate le Compagnie in un momento di comprensibile smarrimento, ed ebbe la lungimiranza di revocare l’intesa con la CAPIT per non aver rispettato gli accordi pattuiti, e di conseguenza riuscì a trovare nello CSAIN il giusto sostegno alle necessità economiche della Federazione. Contestualmente venne avviata sul piano internazionale un’opera di diffusione dei principi e delle politiche culturali attuate dalla Federazione con l’organizzazione di Convegni e di Festival attuati nell’ambito degli organismi internazionali, in particolare la CIFTA, la Federazione europea, della quale Aldo Quaranta fu Presidente.
Rieletto per acclamazione nelle Assemblee del 1979, del 1982 e del 1985, convocate statutariamente per il rinnovo delle cariche federali, per quindici anni Aldo Quaranta fu la voce della FITA


CAPITOLO 3 – IL DOPO QUARANTA: ENZO GRANO E LA FESTA DEL TEATRO

Il 1988 si presentò come l’anno del Congresso Nazionale; l’evento portava con se il delicato problema della dirigenza. Era maturo il tempo di eleggere un nuovo presidente; Aldo Quaranta lamentava problemi di salute in ragione anche dell’età avanzata.
La Federazione inoltre faticava a darsi una configurazione autonoma e a realizzare le strutture per un’efficiente organizzazione amministrativa. Una gestione troppo personalizzata, la mancanza di una segreteria permanente e puntuale in grado di soddisfare le esigenze operative provenienti da parte dei gruppi sparsi in ogni parte d’Italia, rappresentavano delle carenze cui bisognava rimediare.
Oltre a ciò, la Federazione stava elaborando un nuovo Statuto che sarebbe stato approvato in sede di Congresso. In base alle nuove regole, il Comitato Direttivo Nazionale sarebbe stato composto, per una efficace realizzazione degli incarichi, da sei membri.
Come tutti i cambiamenti anche questa evoluzione costò sacrifici personali ma fu ferma la volontà di tutti di operare in continuità con la gestione precedente, senza traumi per la Federazione.
Il Congresso fu tenuto a Fiuggi e il nuovo Comitato Direttivo elesse presidente il professor Enzo grano. Aldo Quaranta fu acclamato dall’Assemblea Presidente Onorario per l’insostituibile ruolo svolto e per i moltissimi meriti acquisiti nella sua pluriennale conduzione.
Enzo Grano, trascrittore, sceneggiatore e saggista, apparteneva dunque l mondo della cultura teatrale. Già da tempo si era dimostrato attento alle problematiche della Federazione, ne conosceva la consistenza e le finalità. In un momento di estrema difficoltà quale quello di cambiamento di presidenza e statuto, rappresentò il garante della transizione.
Pur non appartenendo al teatro amatoriale, Grano garantiva quei requisiti di competenza e prestigio che potevano accompagnare e sostenere una dirigenza della Fita ancora in via di formazione.
La strada del rinnovamento attuata con nuovi indirizzi fu chiara fin dalle prime riunioni tenutesi nel dicembre del 1988. Il neo eletto Comitato Direttivo Nazionale, nell’approvare il bilancio di previsione per il 1989, decise di concentrare le risorse economiche nella realizzazione di nuove iniziative a favore di tutti gli associati.
Questo il programma siglato:
- Organizzazione annuale della Festa del Teatro: momento d’incontro con tutti gli associati attraverso convegni, momenti di spettacolo, premi. La prima edizione si svolse a Latina nel 1988.
- Conferenza nazionale dei quadri dirigenti: annuale momento di incontro, di proposta e di verifica di tutte le strutture centrali e periferiche della Federazione. La prima edizione si tiene a Venezia nel 1989.
- Pubblicazione della rivista periodica Servoscena.
- Avvio di una iniziativa editoriale con la pubblicazione di una collana di testi relativi al teatro. Il progetto curato da Enzo Grano vide la pubblicazione dei seguenti saggi: Per fare spettacolo (1989), Lo spazio scenico (1990), Scrivere teatro (1991), Dalla parte del regista (1992). Il teatro delle lingue (1993).
Il Comitato Nazionale, per proseguire i nuovi scopi sociali, dovette sancire, in dipendenza dei limitati fondi a disposizione, una grave rinuncia: la soppressione del Festival Nazionale dei Gruppi.
Questo appuntamento annuale, che era nato nel 1948 e che fu ospitato per 29 anni a Pesaro e dal 1977 a Chieti, rappresentava, fino ad allora, l’unico momento di confronto, seppur limitato, per gli affiliati della Federazione. Fu proprio la limitatezza ad indurre il Direttivo ad operare la scelta di sacrificare questo avvenimento consolidato e qualificato. Esso era infatti destinato alle sole compagnie partecipanti, mentre nasceva l’esigenza di avviare iniziativa a favore di tutti i soci.
A Troppa, nel 1991, Enzo Grano fu confermato presidente per un ulteriore triennio. Egli rafforzò la politica avviata, potenziando le iniziative precedentemente adottate con una particolare attenzione alla politica di coinvolgimento dei soci.

DAL 1944 IL PRESIDENTE PROVIENE DALLA FEDERAZIONE

Nel 1994, con l’elezione di Fiammetta Fiammeri come presidente, si apre la fase attuale. L’Assemblea si tenne a Paestum. Il Comitato Direttivo Nazionale, a conclusione di sei anni di gestione innovativa, ritenne maturo il momento che il Presidente fosse scelto all’interno della Federazione. Per agevolare tale fatto, il Comitato Direttivo Nazionale, nella quasi totalità, non presentò la propria candidatura alle nuove elezioni, lasciando spazio all’Assemblea di individuare nuovi Dirigenti Nazionali.

CAPITOLO 4 – UN POSTO DI PRIMO PIANO NEL MONDO DELLO SPETTACOLO

Dal 1994 Fiammetta Fiammeri dirige la Fita nazionale. Romana, avvocato, figlia d’arte, membro della giuria del David di Donatello, da trent’anni con la sua compagnia Ad Hoc, di cui è presidente, calca da regista o da attrice, il palcoscenico.
La sua dirigenza si caratterizza per la forte apertura verso le federazioni regionali, nel dare loro spazio propositivo e operativo, nel confronto con altre realtà teatrali, ad esempio la UILT, nel tessere rapporti importanti, come quello con l’Agis per dare forza e credibilità alla Federazione.
L’annuale festa del teatro ha assunto un ruolo strategico divenendo punto di incontro e vetrina per l’attività delle compagnie e dei singoli iscritti con laboratori e concorsi. Il confronto con personalità dello spettacolo, ospiti della festa, rendono questa manifestazione ricca di stimoli e aperta verso l’esterno.
Ma ciò che dal 2000 in poi ha segnato maggiormente la presidenza Fiammeri e il lavoro di tutto il Consiglio nazionale è stato voler dare nuovo impulso all’amatorialità e nuova linfa, non tanto ricercando numeri e soci ma puntando sui giovani. L’Accademia dello spettacolo e la giuria di giovani FITA del Leoncino d’Oro (in collaborazione con la Biennale di Venezia) sono due aspetti di un medesimo disegno: far conoscere la Federazione alle giovani generazioni dando delle possibilità teatrali concrete, non a parole ma con delle esperienze sul campo.
Ottimi i risultati ottenuti, buone le prospettive. Per il futuro il desiderio e l’impegno della presidente Fiammeri saranno rivolti alla creazione di un coordinamento europeo del teatro amatoriale, concretamente operativo, mentre sul versante interno della Federazione al raggiungimento di quella coesione e affiatamento tra i gruppi.

Il Congresso di Cianciano del 1997 si svolse in un momento importante per l’associazionismo. Si delineava infatti la volontà politica di regolamentare dal punto di vista fiscale le attività associative senza fini di lucro, tra le quali rientravano i gruppi amatoriali, e di dare l’attesa la oltre quarant’anni (e lo è tuttora…) legge sul teatro. L’occasione poteva rivelarsi utile per ribadire e porre l’accento sul ruolo della FITA come organizzazione che tutela gli interessi del teatro con obiettivi precisi di riconoscimento della valenza socio-culturale della sua attività. Nel corso dell’Assemblea nazionale svoltasi a San Martino al Cimino il 20 maggio del 2000, la Presidente Fiammeri presenta il bilancio del triennio, svoltosi sotto gli auspici di dare più ampia visibilità e migliori strumenti alla Federazione. La presentazione del nuovo statuto è il passo più importante. Riportiamo a seguito le parti più significative del discorso.

LA FEDERAZIONE ALL’ESTERNO I PRIMI ASSOCIATI ALL’AGIS

Non v’è dubbio che nei tre anni appena trascorsi l’attività di promozione della Federazione e l’impegno di tutti teso a veicolare in maniera consapevole e proficua la grande portata delle nostre attività, abbia dato dei risultati significativi sotto ogni profilo. Innanzitutto ci viene riconosciuto un ruolo anche da coloro che fino a qualche anno fa, quando sentivano parlare di teatro amatoriale, chiedevano se pagavamo la SIAE, salvo poi a restare stupiti e increduli nel conoscere l’importo percentuale degli introiti SIAE, settore teatro, forniti, appunto, dal teatro amatoriale.
E i risultati di questo, per certi versi epocale, cambiamento di rotta i sono visti. Oggi, siamo la prima Federazione di teatro amatoriale in Italia e siamo entrati a far parte dell’AGIS (Agenzia Generale Italiana Spettacoli), la più importante organizzazione del settore che, in quanto portatrice di rilevanti interessi, gode di canali privilegiati di contatto e di dialogo con tutte le istituzioni, pubbliche e private. E questo risultato, sulla cui importanza, credo siamo tutti d’accordo, è stato frutto anche del lavoro e dell’impegno congiunto di tutte le organizzazioni nazionali e locali. In altri termini la FITA, ed è un merito che rivendichiamo anche alla luce della nostra storia recente, nella consapevolezza, condivisa che non è più tempo di vuote e sterili divisioni concettuali, ma che ci siano battaglie che il Teatro amatoriale deve affrontare unito, è riuscita a mettere intorno ad un tavolo tutte, ripeto tutte, le organizzazioni del settore. Da quell’incontro è nato un documento comune che è stato poi la base per ottenere il risultato di cui sopra. Altro risultato importante è l’inserimento della FITA nella costituenda Federteatro, sempre all’interno dell’AGIS. La Federteatro, alla quale aderiscono tutte le Associazioni di teatro insieme all’AGIS, diventerà strumento di azione unitaria del settore teatro per vedere riconosciuto il “valore teatro” e per assicurare allo stesso uno sviluppo equilibrato e diffuso. Senz’altro positivo è il riconoscimento che il Dipartimento dello spettacolo ha fatto dei nostri programmi e attività. Tanto ciò è vero che dal 1996, anno in cui siamo rientrati nel gruppo degli enti sovvenzionati, ad oggi, il contributo erogato si è più che triplicato.

LA FEDERAZIONE AL SUO INTERNO: CON 8.500 SOCI UN TERZO IN PIU’

Ho più volte sottolineato come, al di là dell’aumento delle affiliazioni, non si avesse la sensazione che tra le compagnie esistesse la consapevolezza che l’importanza e l’utilità del far parte della Federazione andasse oltre la possibilità di fare più spettacoli. Ebbene, il periodo appena trascorso credo che abbia portato qualche importante risultato sotto questo profilo. Si è cercato, ad esempio di tenere aggiornati ed informati i Quadri con il supporto di esperti della materia sulle novità legislative e fiscali, con quegli strumenti operativi e tecnici indispensabili per affrontare con tranquillità la nostra attività. E sono aumentate anche le Compagnie che si sono rivolte alla Federazione per avere un supporto di questo tipo e che hanno trovato una risposta.
Mi sembra che in qualche modo stia cambiando il rapporto tra affiliati e Federazione, che cercano da noi soprattutto informazioni e supporto tecnico giuridico.

NUOVO STATUTO: IL CONSIGLIO FEDERALE L’ORGANO PIU’ RAPPRESENTATIVO, IN CARICA PER QUATTRO ANNI

Le Compagnie affiliate alla FITA sono 615, i soci circa 8500, e ciò significa che negli ultimi tre anni siamo cresciuti di circa un terzo. Siamo tanti, ed è arrivato dunque il momento di darci un nuovo statuto che tenga conto di questa mutata realtà. In tal senso il Consiglio Federale ha elaborato un testo di statuto che modifica l’approccio alla Federazione ed i suoi rapporti interni. Detto testo prevede che le linee direttive programmatiche e gestionali della Federazione non spettino più al Consiglio Direttivo, ma al Consiglio Federale. Ciò sulla base del principio che tale organo, in quanto maggiormente rappresentativo per la presenza di tutti i presidenti regionali, debba essere investito dalle responsabilità rispetto agli obiettivi da raggiungere ed alle metodiche. Tutte norme tese, dunque, a garantire la massima democraticità e a realizzare un criterio di rappresentatività vero all’interno della Federazione. Una rappresentatività che, pur tenendo conto delle differenze innegabili esistenti tra le varie realtà locali, faccia in modo cha a tutti gli iscritti sia offerta la concreta possibilità di partecipare attivamente. Presidente e Consiglio inoltre rimarranno in carica per quattro anni. Così come è necessario che la Federazione continui nel discorso della formazione e potenzi l’informazione e la comunicazione. Questo può e deve diventare anche il senso politico della nostra attività: aiutare la comunicazione, promuovere la cultura vuol dire favorire la vitalità di quella comunicazione. Stiamo vivendo un momento di trasformazione di tutto il mondo del teatro che riguarda non soltanto l’assetto legislativo, ma anche i modelli teatrali ed il comportamento degli spettatori. E qualcosa si muove anche rispetto al teatro amatoriale, qualcosa che può essere percepito come volontà di crescere da parte nostra e cambiamento di strategie nei nostri confronti da parte degli altri.

La delusione per scelte politiche non fatte, il persistente disinteresse politico verso il mondo dell’arte (tagli al Fus sempre in primo piano, oggetto di querimonie e polemiche continue); le difficoltà incontrate a seguito della nuova normativa sugli Enti no profit con l’adozione dei misuratori fiscali e nei rapporti con l’ENPALS, sono l’incipit della relazione presentata al congresso di Bellaria 2004. Circostanze sfavorevoli, ma per l presidente Fiammeri non ci sono dubbi: per superare l’impasse occorre lavorare con serenità d’intenti senza perdere la propria identità e puntare sui giovani. Ecco il fondarsi dell’Accademia del Teatro che raccoglie nuove forze e fa crescere i giovani all’interno della Federazione. Altro bersaglio centrato la convenzione con l’ENPALS, firmata con la UILT, in una unione di forze e di intenti cha ha dato i suoi frutti. Ecco alcuni passi del discorso.
Il momento che attraversa il mondo dello spettacolo ed il teatro in particolare, del quale a pieno titolo fa parte il teatro amatoriale, non può certo definirsi semplice. Vi è una certa confusione soprattutto rispetto alla incidenza e alla importanza che, in particolare nella produzione, lo Stato e le Istituzioni Pubbliche, dovrebbero avere. Sembra quasi che un certo tipo di teatro, che negli anni ’90 veniva chiamato pubblico, sia indispensabile e non possa sopravvivere senza appunto cospicui supporti economici pubblici.
Conseguenti le difficoltà di riconoscersi in alcuni ruoli, ormai non più rispondenti alle effettive esigenze della società civile, che hanno determinato un momento di forte instabilità oltre che organizzativa, di “politica” culturale. E poi ci siamo noi, gli amatori di teatro, “I fantasmi del palcoscenico”, come venivamo definiti in un articolo di un settimanale di qualche anno fa, che nei contenuti era largamente elogiativo della nostra attività. Le nostre difficoltà sono ovviamente di carattere diverso. Essendo stati abituati a bastare a noi stessi dal punto di vista economico, i problemi nascono da normative complesse, non sempre congruenti con la realtà sociale. Tuttavia da questa situazione di difficoltà oggettiva potrebbe nascere un nuovo “modo” di calcare le scene e di costruire un rapporto sempre più incisivo con il pubblico. Il mio moderato ottimismo non nasce solo dalla passione per il teatro e dalla convinzione che esso sia, realmente, uno dei più grandi ed insostituibili strumenti di comunicazione, ma nasce dai fatti, da un percorso che in questi anni il teatro amatoriale e la FITA in particolare hanno cercato di intraprendere. Con questo spirito, nei quattro anni appena trascorsi, abbiamo cercato di tener presente alcuni obbiettivi. Prima di tutto l’attenzione al mondo giovanile e la sua ricchezza che, attraverso un rapporto di partecipazione, potrebbe e dovrebbe diventare un patrimonio e momento di crescita per tutti.

L’ACCADEMIA DELLO SPETTACOLO COME STUDIO DEL “FATTO” TEATRALE

Da tale consapevolezza nasce l’esperienza dell’Accademia dello Spettacolo. Da tempo ai nostri giovani era stato riservato uno spazio particolare all’interno delle iniziative che si svolgevano nel corso dell’anno ed in particolare nella Festa del Teatro, , ma da due anni a questa parte, forti anche dell’esperienza del laboratorio analogo che si svolge a Montecarlo in occasione del “Mondial du Theatre”, i Comitati Regionali hanno selezionato un gruppo di giovani che hanno partecipato a un laboratorio, piuttosto che di tecnica, di vero e proprio approccio e studio della costruzione del fatto teatrale. Una full immersion di una settimana che culmina con uno spettacolo rappresentato poi in occasione della Festa del Teatro. Non solo. Il percorso, infatti, non si conclude in quella occasione e (naturalmente in funzione del tipo di spettacolo realizzato) i giovani in rappresentanza della FITA sono andati ed andranno a rappresentarci in manifestazioni teatrali internazionali. Credetemi, quando segnaliamo l’Accademia dello Spettacolo per una rassegna, abbiamo qualche difficoltà a far comprendere agli organizzatori che non si tratta di una compagnia, bensì di una produzione diretta dalla Federazione che sui giovani ha deciso di investire. E ciò appare inconsueto! Un dato interessante sul quale bisognerebbe riflettere.

Investire nella formazione di giovani, non tanto e non solo nelle tecniche teatrali ma, soprattutto, nell’educazione al Teatro è un impegno proseguito costantemente degli ultimi anni e divenuto una vera e propria politica di sviluppo della Federazione. A tal proposito un altro esempio significativo è l’accordo sottoscritto nel 2006 con la Biennale di Venezia sezione Teatro, direttore Maurizio Scaparro, che prevede l’assegnazione del Premio Leoncino d’Oro. La giuria, composta da 17 studenti universitari, è selezionata dalla FITA tra i suoi iscritti. L’accordo è stato fortemente voluto anche da Luciana Della Fornace, Presidente di Agiscuola, segno della stretta collaborazione stabilita nel corso degli ultimi decenni con questa importante associazione dello spettacolo.
La relazione prosegue indicando i passaggi che hanno portato alla convenzione del 2002 con l’ENPALS, uno degli scogli normativi più insidiosi affrontati di recente dalla Federazione.

LA CONVENZIONE CON L’ENPALS: UN CASO EMBLEMATICO

Il quadriennio ha visto un significativo confronto con Enti ed Istituzioni pubbliche. Ottimi i risultati ottenuti.
La FITA, unica fra tutte le organizzazioni di teatro amatoriali, è stata invitata a partecipare alla “vertenza spettacolo” promossa dall’AGIS per discutere la situazione di crisi del settore. Ancora, rientriamo ormai da dieci anni tra gli Enti che percepiscono un contributo dal Ministero dei Beni Culturali. E poi la convenzione che nel novembre del 2002 abbiamo sottoscritto con l’ENPALS e che consente alle nostre compagnie di non dover più richiedere l’agibilità, se non si utilizzano lavori dello spettacolo iscritti all’Ente. Questo è, secondo me, un caso sintomatico di quanto sia importante fare conoscere la realtà del teatro amatoriale alle Istituzioni e comunque al nostro esterno. Per ottenere questo risultato è stato necessario spiegarci, confrontarci anche conflittualmente con l’Ente; oggi con la convenzione possiamo dire di esserci avvicinati alla soluzione definitiva del problema.
Nello stesso contesto si è riusciti nel tentativo, di creare di un dialogo costruttivo con le organizzazioni di teatro amatoriale. A Roma nel 2002 è stata istituita la Confederazione Permanente del Teatro Amatoriale tra la FITA e la UILT.

PIU’ SERVIZI PER CEMENTARE LO SPIRITO ASSOCIATIVO

Il quadriennio analizzato è stato il primo di applicazione della nuova struttura associativa, configurata con lo Statuto approvato nel 2000 che ha attribuito al Consiglio Federale veri e propri poteri deliberativi e di indirizzo politico sull’attività della Federazione. Ma nelle note della Fiammeri un appunto riguarda anche la necessità di fortificare lo spirito associativo.
Come sottolineava Carmelo Pace in un articolo di un paio di anni fa su Servoscena, perché tale sistema funzioni è indispensabile ancor meglio definire quali siano i ruoli del nazionale, regionale e provinciale con un’analisi che, ovviamente, si riflette anche sulle risorse da dedicare alle tre aree.
Sotto questo profilo molta strada è stata fatta con il nuovo Statuto, ma molto lavoro ci attende ancora. Questo è il punto centrale da affrontare per una crescita che non sia solo numerica. E’ sotto gli occhi di tutti come la Federazione sia cresciuta, come associazioni iscritte e affiliati, ma a questa crescita numerica non ha corrisposto una crescita sul piano dello spirito associativo. Per tutti un dato. Ogni anno abbiamo circa 150 nuove affiliazioni, ma ne perdiamo il 15%, un fenomeno da considerarsi fisiologico ma che merita di essere analizzato. Bisogna cioè interrogarsi su cosa offrire in più alle compagnie per cementare lo spirito associativo. La risposta è, a mio avviso semplice: vi è la necessità di offrire servizi, che non possono essere strutturati secondo una logica amatoriale ma che, viceversa, funzionano solo se professionalmente organizzati. Servizi che, dai rapporti con la SIAE ai rapporti con gli Enti e con consulenti di settore, devono essere legati non all’interessamento e/o alla conoscenza dell’uno o dell’altro, ma ad una rete consolidata e strutturata sul territorio e di professionisti che siano in grado di dare risposte veloci e concrete. Ed anche ai quadri provinciali che sono la vera spina dorsale della nostra Federazione bisogna dare maggiore attenzione attraverso una formazione concreta rispetto alla gestione dei rapporti associativi e incentivante rispetto ai risultati raggiunti. In questo senso è giusto dire che in questi anni non si sono raggiunti tutti i risultati che si potevano ottenere. Non si è tenuto conto delle conseguenze dell’aumento delle compagnie ed anche del nuovo ruolo raggiunto, faticosamente, dalla Federazione.