UN PO' DI STORIA
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CAPITOLO 1 –
NEL SETTECENTO LE
RADICI DELLA SCENA AMATORIALE
In Italia i primi gruppi teatrali sorsero già alla fine del 1700, dalle numerose
Accademie esistenti o da gruppi di dilettanti che si organizzavano stabilmente.
I gruppi di amatori si moltiplicarono specie in Italia centrale e
settentrionale, dove ad una più sviluppata tradizione teatrale e si accompagnava
una maggiore possibilità di reperimento di fondi. Nel XIX secolo il fenomeno
divenne una realtà consolidata. I più importanti complessi erano diretti, in
qualità di capocomici, da attori professionisti ritiratisi dal palcoscenico. Tra
questi ricordiamo Alemanno Morelli a Milano, Augusto Bon a Padova e altri
attori, divenuti per noti, come Gaetano Sodio o Amelia Bettini che vi recitavano
nelle pause della loro attività.
Fu così che in Italia i gruppi amatoriali, quando ancora non vi erano Accademie
o Scuole di recitazione, costituirono il maggior vivaio di attori di fama.
Le prime scuole di recitazione sorsero proprio per iniziativa di gruppi
amatoriali: da ricordare, su tutti, la famosa Accademia Filodrammatica di
Milano, che possedeva un grande teatro che si chiamava per l’appunto “dei
Filodrammatici”. Si può anche affermare che il teatro dialettale, in Italia, si
sviluppò proprio per azione dei gruppi amatoriali che non disdegnavano di
recitare novità assolute come la famosa commedia di Paolo Ferrari “Goldoni e le
sue sedici commedie” che venne tenuta a battesimo dall’Accademia dei Fidenti di
Firenze.
Nel 1900, i gruppi amatoriali si moltiplicarono di decennio in decennio e ciò fu
dovuto, in specie, alle organizzazioni di lavoro che costituivano i primi
circoli culturali e ricreativi. Il repertorio presentato era piuttosto povero e
ripetitivo, ma già nel 1922 si assiste ad un risveglio di cultura e modernità,
ad opera in particolare delle compagnie che risiedevano nelle grandi città.
Nel 1929 fu creata la prima organizzazione unitaria e la quasi totalità dei
gruppi amatoriali fu inquadrata nell’Opera Nazionale Dopolavoro, che ebbe il
compito di guidare le scelte, proporre e organizzare concorsi e rassegne. Altri
gruppi d’ispirazione cattolica erano invece organizzati nell’ambito della
Gioventù Cattolica Italiana. Fu proprio in campo dopolavoristico, nel quadro di
una organica politica sociale dell’impegno del tempo libero, che gradualmente
l’attività teatrale appariva sempre più apprezzata dalla classe lavoratrice.
Con un provvedimento del marzo 1923 si passò dalle 16-17 ore di lavoro
giornaliere, stabilite nel 1850, a 8 ore giornaliere per un totale di 48 ore
settimanali: fu così che le attività ricreative trovarono un nuovo impulso e il
teatro del dopolavoro divenne più curato negli allestimenti anche per
l’ambizione di ottenere una gratificazione culturale che superasse l’affettuoso
applauso di parenti ed amici.
Nel dopoguerra, tra il 1945 e il 1946, i gruppi d’arte drammatica si
costituirono in una federazione che venne denominata Federazione Italiana Teatro
Amatori (FITA). Essa operò nell’ambito del neo costituito Ente di tutela, l’Enal
(Ente Nazionale Assistenza Lavoratori). Le compagnie si denominarono Gruppi
d’Arte Drammatica (GAD) e la FITA ebbe come presidenti, personalità di rilievo
del mondo del teatro italiano, quali: Cesare Guido Viola, Fabbri, Mario Federici,
Aldo Nicolaj.
Il sodalizio tra la Federazione e l’Enal durò fino al 1978, anno di abrogazione
dell’Enal e ciò accadde proprio nel periodo in cui la FITA tra vicissitudini
altalenanti, rifletteva nelle sue funzioni e sul proprio ruolo culturale.
Il LUNGO E CONTROVERSO RAPPORTO TRA FITA
ED ENAL
L’Ente Nazionale Assistenza Lavoratori fu
istituito alla fine dell’ultimo conflitto mondiale con decreto legge del 22
settembre 1945, n.604 che sanciva la trasformazione dell’Opera Nazionale
Dopolavoro, Odn, voluta dal regime fascista e fondata con Regio Decreto Legge
del 1 maggio 1925, in Enal.
L’ente si proponeva di promuovere il sano e proficuo impiego delle ore libere
dei lavoratori intellettuali e manuali, con istituzioni ed iniziative dirette a
sviluppare le loro capacità morali, fisiche, intellettuali. L’Enal… si fonda
sulla concezione del tempo libero da impiegare in modo costruttivo, aperto alle
esigenze della comunità e ai suoi grandi bisogni di idee valide e umanizzanti.
In questo periodo tormentato di trasformazione della società, realizzato nella
partecipazione e nell’intesa con le categorie più vaste di cittadini e di
lavoratori e con le forze sociali che li esprimono, nel pieno coordinamento con
la nuova realtà degli ordinamenti regionali e per la quale si deve ristrutturare
sul piano legislativo per continuare ad assolvere alla funzione pubblica che
esso esercita per conto dello Stato. (dal discorso di saluto del Commissario
Nazionale Enal Sergio Zingale al Congresso Straordinario Fita-Enal tenutosi a
Fiuggi nel 1972).
Il particolare l’Enal si distinse nell’organizzare mense, spacci di generi
alimentari, soggiorni per lavoratori e colonie per i loro figli, facilitazioni
commerciali, sanitarie, termali, cinematografiche, assicurazioni extra lavoro,
buoni acquisto. Vanno inoltre ricordate le iniziative culturali, come la
promozione di feste folkloristiche, campionati sportivi, concorsi canori, e
musicali. Nel progetto ad ampio respiro elaborato ed attuato dell’Enal, accanto
agli interventi sportici e dell’addestramento professionale, furono promosse e
sostenute istituzioni culturali ed artistiche nell’ambito della musica, del
teatro, della danza e del folclore inteso come apertura alle conoscenze
etnografiche e antropologiche interregionali. In esso confluirono tutti i Gruppi
d’Arte Drammatica poiché nel suo statuto poneva tra i fondamenti della sua
azione la promozione e il sostegno del teatro amatoriale.
All’interno dell’Enal la federazione teatrale trovò i propri spazi, si ampliò e
sviluppò idee e manifestazioni.
Nel 1948 i tempi si dimostrarono maturi per proporre il primo Festival d’Arte
Drammatica Nazionale, che ebbe come sede Pesaro. Il risultato di questa
esperienza fu più che positivo. Si constatò (e del resto le premesse si erano
manifestate fin dagli anni trenta) la consapevolezza artistica di tanti
lavoratori e studenti che provenivano da diverse esperienze filodrammatiche, non
ultime quelle effettuate nelle sale teatrali degli oratori cattolici. Per
decenni erano state forgiate nuove generazioni di entusiasti attori e tecnici,
animati da una grande passione e attivi fino all’età di settanta e ottanta anni.
Dobbiamo documentare che il Festival Nazionale dei Gruppi di Arte Drammatica,
divenuto più tardi Festival Nazionale FITA, ha rappresentato per quasi quarant’anni,
il momento più ambito per il confronto e la conoscenza dei Gruppi amatoriali,
occasione di ribalta nazionale, impegno primario per le Compagnie che per
accedervi dovevano superare preliminari concorsi provinciali e regionali.
Per dieci anni, dal 1977 al 1988, il festival si trasferì a Chieti, nel
prestigioso Teatro Marrucino; al vincitore veniva assegnato il Trofeo di
Capestrano.
Sull’entusiasmo trascinante del confronto creato dalla formula del concorso
nacquero anche altre manifestazioni a carattere nazionale, alcune delle quali
tutt’oggi attive.
Un documento d’archivio importante riguardante la vita della Federazione sono
gli atti del Congresso Straordinario tenutosi a Fiuggi il 26-27 e 28 maggio 1972
per l’approvazione del primo Statuto della FITA. Dalle parole del commissario
straordinario Rodolfo Finzi apprendiamo che la costituzione della FITA risale al
1947 e che quella di Fiuggi era la seconda Assemblea. Il Congresso decretò
l’abbandono della vecchia denominazione di Federazione Nazionale dei Gruppi di
Arte Drammatica per assumere quello, ancora vigente, di Federazione Italiana
Teatro Amatori.
Precedentemente, il 1 maggio 1970, si era tenuta un’Assemblea a Macerata per
l’approvazione dello Statuto, ma il documento elaborato dai Gruppi non fu
ratificato dalla Presidenza Nazionale dell’Enal, in quanto essa ravvisò nel
testo alcuni errori nella forma e nei principi che lo rendevano diverso dallo
statuto- predisposto per tutti gli organismi federali dal Consiglio di
Amministrazione dell’Ente.
Al riguardo il commissario straordinario precisa che la Federazione ha autonomia
organizzativa ed amministrativa, salvo, s’intende, i normali controlli, ma deve
seguire le direttive generali dell’Ente, del quale, con numerose altre
federazioni artistiche e sportive, è un organo tecnico.
Rodolfo Finzi, funzionario dell’E.N.A.L., era stato nominato , nel giugno 1971,
commissario straordinario per il riordino delle strutture federali e aveva avuto
l’incarico di redigere un nuovo testo per lo statuto, nonché di migliorare la
struttura organizzativa costituendo nuovi Comitati Provinciali della Federazione
e sollecitando verso gli stessi l’interesse di numerosi uffici provinciali dell’Enal.
L’Assemblea di Fiuggi approvò uno statuto che prevedeva, tra l’altro, che una
parte di componenti del Consiglio Federale fossero indicati dall’Enal, ma eletti
dai gruppi. Come Presidente fu eletto Rodolfo Finzi.
Nel 1973 avvenne un fatto grave. Il neo eletto Presidente dell’Enal, Ennio
Palmitessa, inviò una lettera a Mario Federici, che dal 1953 era Segretario
Generale della Federazione, avente come oggetto “Scioglimento del Consiglio
della FITA” e adducendo motivi di “non corretta prassi amministrativa”, una
convinzione maturata da tempo presso gli uffici competenti. E’ doveroso a tal
proposito fare un’osservazione, Mario Federici era un importante esponente della
SIAD (Società Italiana Autori Drammatici), di cui era stato vice presidente e
aveva assunto nel 1953, per conto dell’Enal, la dirigenza delle formazioni
amatoriali.
La replica alla lettera e al drastico proposito di sciogliere la Federazione fu
ferma e precisa. Federici ribalta la responsabilità amministrativa, indicando
una non corretta gestione centrale dell’Enal e denuncia: lo scioglimento di un
Consiglio Federale ed il decadimento degli Organi centrali liberamente e
democraticamente a suo tempo eletti e funzionanti nello spirito e nella lettura
di uno statuto approvato dall’Assemblea dei Gad, rappresenta un fatto di
eccezionale gravità che potrebbe perfino suggerire di adire a superiori istituti
di tutela.
La stretta intesa raggiunta tra la Federazione e le organizzazioni associate
degli autori italiani – in primo luogo con il Siad – fu non soltanto
un’opportuna necessità, ma il mezzo migliore perché il teatro non professionale
non costituisse soltanto un dilettevole impiego delle ore libere, ma fosse un
potente mezzo di diffusione della cultura per chi vi opera e per chi assiste ai
lavori teatrali.
La controversa situazione trovò soluzione in un nuovo Congresso straordinario
che si svolse nel 1973 ad Arezzo, dove venne approvato un nuovo statuto nel
quale l’intero Consiglio Direttivo doveva essere eletto dalla base della
Federazione tra una rosa di candidati proposti unicamente dagli organi della
FITA. Si riservava all’Enal la nomina del Presidente del Collegio dei Revisori
dei Conti, in quanto organo tecnico che gestisce il finanziamento che
annualmente la Federazione percepisce dall’Ente.
I rapporti di convivenza tra la FITA, organismo associato, e l’Enal, Ente
principale, furono sempre controversi specialmente in rapporto ad una vera
autonomia della Federazione, in quanto questa dipendeva, in primo luogo, dalla
disponibilità di parte del finanziamento che, tramite l’Enal, il ministero
stanziava.
Un’ultima traccia di tale tensione la riceviamo da un articolo apparso sulla
rivista Il Ridotto dal titolo Nicolaj censurato, che riferisce del Congresso
ordinario svoltosi, alla scadenza naturale del mandato, il 5-6 e 7 novembre 1976
a L’Aquila, prima della soppressione dell’Enal.
Nell’articolo si dà notizia che il Presidente uscente Aldo Nicolaj, non potendo
presenziare all’Assemblea, perché trattenuto da impegni professionali fuori
d’Italia, aveva trasmesso all’Assemblea una relazione morale.
In questa relazione egli rassegnava le dimissioni da Presidente motivando tale
scelta per la difficoltà trovata nello svolgere un programma, sia per la poca
collaborazione, sia per i pochi quattrini che arrivavano in cassa. Non senza
ironia e con il garbo che lo distingueva, Nicolaj cercava di far presente che
non aveva trovato la collaborazione che aveva sperato da parte delle alte
cariche dell’Enal, che avevano sempre disertato le manifestazioni più
importanti, cavandosela ogni volta con un telegramma di felicitazioni e auguri.
Inoltre la seguente frase “La Federazione vive coi contributi che mandate voi e
con le sovvenzioni che il Ministero dello Spettacolo passa all’Enal per il
teatro amatoriale, sovvenzioni che arrivano a singhiozzo, con ritardo e con
fatica. In un anno e più di commissariato e tre anni di Presidenza non ho mai
avuto il piacere di conoscere il Presidente dell’Enal né il suo Direttore
Generale. Il solo rapporto che ho avuto col Presidente è stato uno scambio di
biglietti d’auguri per le feste natalizie”, facente parte del testo originale
della relazione, fu censurata prima del Congresso nel corso di una riunione del
Consiglio Federale e di questo taglio Nicolaj non fu avvertito né prima né dopo
la lettura del testo. Aldo Nicolaj rifiutò, logicamente, la nomina a presidente
onorario della Federazione.
Il Congresso dell’Aquila nominò Presidente della FITA Aldo Quaranta. Nel
contempo, nel Paese, andava maturando una nuova situazione politica. Le Regioni,
Enti già costituzionalmente previsti dalla fondazione della Repubblica,
acquistavano, in questi anni, un potere sempre maggiore di autonomia
rivendicando allo Stato la potestà di legiferare in numerose materie. Di
conseguenza molte Istituzioni nazionali vennero disciolte per dar spazio a
organizzazione regionali. La sorte dell’Enal era segnata.
LA SOPPRESSIONE DELL’ENAL, UN TRAUMA PER LA FITA
La legge n.641 dei 21 ottobre 1978, di
conversione del Decreto legge 18 agosto 1978, n.481, dichiarava soppresso e
posto in liquidazione, assieme a tanti altri, l’Enal, con decorrenza 1 aprile
1979. Tale legge disponeva anche in merito alla salvaguardia del patrimonio
degli enti interessati, stabilendo il trasferimento alle Regioni e agli Enti
Locali del personale e del patrimonio nonché delle competenze e delle funzioni
degli enti soppressi. Qualche voce maliziosa attribuì lo scioglimento dell’Ente
all’interesse di altre organizzazioni del tempo libero dei lavoratori, di
beneficiare degli introiti derivanti da un nuovo gioco di scommesse, l’Enalotto
che, settimanalmente, garantiva all’Enel cospicue risorse.
Questo il saluto di commiato rivolto dal presidente nazionale dell’Enal a tutti
i lettori della rivista Tempo Libero, organo d’informazione dell’ente: La legge
n.641 del 21 ottobre scorso pone al 31 marzo il termine ultimo entro il quale
dovrà essere completato i trasferimento alle Regioni del patrimonio e del
personale dell’Enal e, quindi, di fatto anche delle competenze e delle funzioni
esercitate nel settore del tempo libero dell’Istituto. Si è voluto così
riconfermare, nell’avviato riordinamento legislativo di tutta l’area pubblica,
il primato del principio autonomistico – posto dal costituente alla base del
pluralismo organico della Repubblica – in pieno riconoscimento della vocazione
istituzionale delle Regioni alla gestione, sistematica e programmata,
dell’assetto del territorio e di tutte le attività che vanno sotto il nome dei
servizi sociali. E’ comunque chiaro che con il 31 marzo 1979 cesseranno le
prestazioni e i servizi resi dall’Ente ai cittadini, singoli e associati; in
particolare verrà meno, sempre ope legis, ogni forma di collaborazione
istituzionalizzata tra l’Enal e i Circoli, Federazioni, Unioni e Gruppi che oggi
trovano nel complesso delle strutture e competenze tecniche messe a disposizione
dall’Ente il loro naturale punto di riferimento e di sostegno per la promozione
di un associazionismo di base più partecipato e più impegnato e per la
diffusione delle attività del tempo libero. Per queste Associazioni emergono
problemi organizzativi e di articolazione operativa di non facile né immediata
soluzione. Siamo certi però, per lunga consuetudine di lavoro comune,
tormentato, appassionato e spesso incompreso ma sempre teso all’affermazione dei
valori dell’uomo, che i responsabili di questi organismi sapranno trovare, nella
dinamica politica del momento, nuovi rapporti d’intesa e di solidarietà per
garantire al cittadino l’occasione di una fruizione intelligente e formativa del
tempo libero che ne accresca la personalità e ne renda concreta la
partecipazione allo sviluppo civile del Paese.
Di conseguenza anche la FITA si vide, improvvisamente, privata delle strutture,
dell’organizzazione, delle perone e dei fondi che le avevano permesso fino
allora di funzionare.
LO SCENARIO DOPO L’ENAL TRA DIFFICOLTA’ E ACCORDI
Quanto fossero profetiche le intuizioni
del Presidente Ennio Palmitessa circa la non facile e immediata risoluzione dei
problemi organizzativi e di articolazione operativa, lo si vide negli anni
seguenti. Ma anche l’auspicio di una ferma volontà di cercare nuovi rapporti
d’intesa e di solidarietà per garantire al cittadino l’occasione di una
fruizione intelligente e formativa del tempo libero, ritrovò negli associati
FITA una responsabile e riconfermata vocazione.
Si apriva a questo punto la questione dell’autonomia della Federazione. La FITA
poteva raggiungere una propria autonomia finanziaria, in grado di provvedere
alla costituzione delle strutture organizzative e alla gestione della propria
attività? La questione economica è requisito basilare per la vita di qualsiasi
organismo associativo. C’è l’avvio di una sede, il pagamento dell’affitto, il
telefono, le spese postali e le altre spese di carattere generale, il personale
e poi le spese per il funzionamento degli organi nonchè quelle inerenti
all’organizzazione di alcuni incontri con tutti i gruppi associati. Un onere che
solo parzialmente si poteva fronteggiare con la quota associativa versata dai
Soci. Risultava peraltro inevitabile reperire una determinata somma ed in via
continuativa che assicurasse quelle prestazioni fino ad allora assolte dall’Enal.
Più volte si pensò di poter accedere come federazione autonoma al finanziamento
del contributo dell’allora vigente Ministero dello spettacolo, forti della
rappresentanza di centinaia di gruppi di teatro sparsi in tutta Italia e di
alcune migliaia di associati.
Ogni anno, infatti, il Ministero dello Spettacolo emanava (in attesa di una
legge sempre annunciata e mai realizzata) un’apposita circolare, con la quale
proponeva l’erogazione di finanziamento e dalla quale le rappresentanze del
teatro amatori erano sempre escluse.
Giocava anche a favore degli amatori il fatto, documentato fino verso la fine
degli anni ’80 dall’annuale resoconto della SIAE (Società Italiana Autori ed
Editori) da cui si rilevava che il gettito complessivo del teatro amatoriale,
complessivamente inteso con l’apporto di tutti i gruppi esistenti (quindi non
solo gli associati FITA) aumentava progressivamente fino al raggiungimento e al
superamento di quello riguardante il teatro professionistico.
Successivamente il dato degli introiti, che appariva distinto, fu accorpato (con
un po’ di arguzia potremmo dire per pudore verso i professionisti), per cui,
attualmente, non è più possibile accertare le diverse spettanze. Ma è certo che
anche attualmente l’attività spettacolare degli amatori, con relativo “stacco”
di biglietti , conferisce ingenti somme all’erario statale.
Ma la rappresentazione unitaria del movimento amatoriale fu sempre un ostacolo
mai risolto dalle Federazioni italiane. Oltre alla FITA, che conta oggi più di
500 Gruppi affiliati, in Italia esistono, con rilevanza nazionale, l’Unione
Italiana Libero Teatro (UILT), costituitasi nel 1977 e, dal 1983, l’Ente Teatro
Amatoriale Italiano (TAI). L’interlocutore unico rappresentava per il Ministero
il requisito incondizionato per l’accesso al contributo. Inoltre si doveva
combattere la gelosa difesa, da parte dei professionisti, di un finanziamento
che essi consideravano di loro unica spettanza.
Esisteva, quindi, da una parte l’estrema difficoltà di trovare una unità di
intenti, una concertazione fra le sigle operanti nel teatro amatoriale e,
dall’altra parte, l’ostruzionismo più accanito da parte dei professionisti. In
quei momenti di frenetica corsa all’organizzazione apparve più conveniente e
sicuro avere la “protezione” di qualche Ente a carattere nazionale riconosciuto
dallo Stato ed in grado di avere accesso a sovvenzioni pubbliche.
Il primo Ente al quale aderì la FITA fu la CAPIT (Confederazione di Azione
Popolare Italiana). L’allora Presidente della FITA Aldo Quaranta notificò tale
adesione agli associati con il seguente comunicato. La Presidenza della FITA ed
il Consiglio Nazionale Federale, posti davanti a tale crudele realtà
(abrogazione dell’Enal), all’improvviso, perché improvvisa è stata la legge
approvata dal Parlamento, si è trovata a dover scegliere la strada migliore per
sopravvivere. Primo atto indispensabile, per tutelare l’esistenza della FITA, fu
quello di dare alla Federazione un volto legale. Fu quindi necessario far
registrare, con regolare atto notarile del 9 settembre 1978, la costituzione
della Federazione Italiana Teatro Amatori, alla presenza del Consiglio Nazionale
Federale, che si trasformò, da quella data, in Consiglio Nazionale dei
Costituenti. Secondo atto: si trattava di scegliere con estrema ponderatezza una
nuova organizzazione che potesse garantire il futuro della Federazione. In quel
momento si doveva salvare la FITA che, rimasta povera orfana, non poteva
continuare a vivere con i soli proventi delle affiliazioni. Dopo vari contatti
con le varie associazioni esistenti in Italia,tutte, purtroppo, di ispirazione
politica di parte, abbiamo scelto con il consenso unanime del Consiglio
Nazionale dei Costituenti, dopo aver effettuato vari convegni per sentire il
polso della base, la Confederazione di Azione Popolare Italiana che, per la sua
pluralità solennemente dichiarata nel proprio statuto ed il rispetto assoluto di
completa autonomia garantita alle Federazioni aderenti ad essa, dava a noi la
completa libertà d’azione. Senza alcuna riserva politica infatti la CAPIT,
accettando incondizionatamente il nostro statuto, si è impegnata a finanziare la
Federazione, a darle una dignitosa sede nel centro di Roma, assistendola in
campo nazionale e regionale, tramite i suoi organi periferici.
Ai dirigenti della CAPIT si deve fare la raccomandazione di completare e
perfezionare, nel più breve tempo possibile, le loro strutture provinciali e
regionali e dare agli incaricati delle istruzioni precise.
La FITA ha la necessità impellente di conoscere nomi, cognomi e indirizzi dei
Fiduciari Provinciali e Regionali della CAPIT, perché con essi deve coordinare,
tramite le proprie organizzazioni periferiche, i programmi e le richieste di
contributi agli Enti e alle Regioni, che devono essere assegnati alle
associazioni di carattere artistico e culturale previsti, dalla nuova legge 616.
Tale perfezionamento e tale collaborazione reciproca è vitale per la vita della
nostra Federazione se non vogliamo che si verifichi, a breve scadenza, “lo
sfascio”.
E nel 1982 il Presidente ritornava sull’argomento dicendo: il mio punto di vista
è ancora quello di sollecitare sempre più tale spirito di collaborazione fra
centro e periferia, in quanto sono da risolvere gravi problemi che affliggono i
nostri Gruppi in alcune regioni, ove non abbiamo conquistato il posto che ci
spetta. Tale compito è dei rappresentanti CAPIT, che con la loro etichetta di
dirigenti di una Confederazione legalmente riconosciuta dallo Stato con pari
diritti ad altre similari debbano aprire quelle porte ancora chiuse per noi,
forse per discriminazione concorrenziale, perché sappiamo, amici, che ovunque
siamo ammirati e temuti per le nostre molteplici attività qualificanti e diamo
fastidio a chi, fino ad oggi, ha mangiato le torte dei finanziamenti regionali.
Ma l’incontro fra gli organismi periferici della FITA e della CAPIT rimase,
salvo alcune minoritarie eccezioni, praticamente disatteso e, di conseguenza,
non si realizzò mai una presenza del teatro amatoriale nei finanziamenti
comunali e regionali previsti. Constatata tale situazione, nel 1983 la
Federazione ruppe l’accordo con la CAPIT per aderire allo CSAIN (Centro Sportivo
Aziende Industriali); all’unanimità, prima il Consiglio Nazionale e
successivamente un Congresso della Federazione tenutosi a L’Aquila nel dicembre
del 1982, votò a favore di aderire al CSAIN.
L’ULTIMO APPRODO: LA CONVENZIONE CON LO CSAIN
Nella seguente lettera aperta agli
Amatori il Presidente Quaranta precisava i motivi della scelta.
Con il 1983 la Federazione Italiana Teatro Amatori entra a far parte del CSAIN
(Centro Sportivo Aziende Industriali e di Assistenza del tempo libero dei
lavoratori, regolarmente riconosciuto dallo Stato con Decreto Legge, emanazione
della Confindustria) avendo dovuto rinunciare all’accordo che la legava alla
CAPIT. Non è stato facile, per la FITA, prendere una simile decisione, anche
perché nel costume della Presidenza Federale e dei singoli Consiglieri Nazionali
non ha mai trovato spazio né l’opportunismo politico e né le manie di grandezza.
Non è stato facile, abbiamo detto, ma è stato egualmente necessario abbandonare
la CAPIT, che pure nei momenti cruciali aveva mostrato di voler essere vicina
agli amatori di teatro (e di questa volontà abbiamo sempre preso atto e
ringraziato i Dirigenti Nazionali CAPIT, anche quando non potevano
operativamente tutelarla) e di volerli aiutare nel loro difficile cammino. La
volontà di operare non sempre è sinonimo di reale operosità, e così purtroppo è
stato per la CAPIT. Di fronte al perdurare di una crisi di stallo, che
coinvolgeva tutta la Federazione Italiana Teatro Amatori, non garantita neppure
nella normale conduzione, occorreva trovare non solo e non tanto una via
d’uscita ma quanto e soprattutto una operosità non più legata a fumose promesse
ma a realtà documentate. Con il CSAIN questo è stato possibile, e per la prima
volta la volontà delle parti è stata tradotta in ufficiale Convenzione,
stipulata e firmata con tutti i crismi.
Durante i lavori del Congresso, è stato evidenziato da rappresentanti di molti
Gruppi e dirigenti periferici federali come sia mancato da parte della CAPIT,
anche quel minimo di impegno regionale e provinciale che avrebbe consentito agli
amatori della FITA di usufruire di quei contributi ed agevolazioni andati quasi
in esclusiva ad altre similari organizzazioni. E ciò perché erano praticamente
latitanti (quando non conosciuti neppure per nome) i responsabili regionali e
provinciali della CAPIT, ad eccezione, è doveroso riconoscerlo, dei
rappresentanti di Ravenna e Pescara che, quanto meno, hanno proclamato la loro
esistenza, e data la possibile assistenza, in loco, alla FITA.
La nostra Federazione (membro fondatore dell’Aita – Associazione Mondiale del
Teatro Amatori – e sua sola rappresentante in Italia, e membro fondatore della
Federazione Europea CIFTA – Comitato Internazionale del Teatro di Cultura Latina
– la cui Presidenza è retta dal Presidente Nazionale FITA) non poteva
ulteriormente rischiare di perdere quella credibilità e quel prestigio tanto
faticosamente conquistati, e di ciò, come degli altri motivi di carattere
organizzativo nazionale, ben si sono resi conto i Gruppi.
La convenzione con lo CSAIN è tuttora in vigore.
CAPITOLO 2 – LA SVOLTA ATTUATA DAL PRESIDENTE ALDO
QUARANTA
Aldo Quaranta fu uno dei fondatori della
FITA fin dal suo costituirsi all’interno dell’ENAL e, pertanto, fu sempre
presente negli organismi direttivi, dal 1972 al 1976 in qualità di membro
dell’Ufficio di Presidenza, dal 1976 al 1988 come Presidente nazionale.
Anni densi di fermenti innovativi ma anche di insidie per la Federazione ,
superati con estrema perizia e con grande autorevolezza da parte del Presidente
Quaranta. Egli ebbe l’indiscussa capacità di condurre pressoché indenne la
Federazione oltre l’esperienza dell’abrogazione dell’ENAL, seppe tenere
compattate le Compagnie in un momento di comprensibile smarrimento, ed ebbe la
lungimiranza di revocare l’intesa con la CAPIT per non aver rispettato gli
accordi pattuiti, e di conseguenza riuscì a trovare nello CSAIN il giusto
sostegno alle necessità economiche della Federazione. Contestualmente venne
avviata sul piano internazionale un’opera di diffusione dei principi e delle
politiche culturali attuate dalla Federazione con l’organizzazione di Convegni e
di Festival attuati nell’ambito degli organismi internazionali, in particolare
la CIFTA, la Federazione europea, della quale Aldo Quaranta fu Presidente.
Rieletto per acclamazione nelle Assemblee del 1979, del 1982 e del 1985,
convocate statutariamente per il rinnovo delle cariche federali, per quindici
anni Aldo Quaranta fu la voce della FITA
CAPITOLO 3 – IL DOPO QUARANTA: ENZO GRANO E LA FESTA
DEL TEATRO
Il 1988 si presentò come l’anno del
Congresso Nazionale; l’evento portava con se il delicato problema della
dirigenza. Era maturo il tempo di eleggere un nuovo presidente; Aldo Quaranta
lamentava problemi di salute in ragione anche dell’età avanzata.
La Federazione inoltre faticava a darsi una configurazione autonoma e a
realizzare le strutture per un’efficiente organizzazione amministrativa. Una
gestione troppo personalizzata, la mancanza di una segreteria permanente e
puntuale in grado di soddisfare le esigenze operative provenienti da parte dei
gruppi sparsi in ogni parte d’Italia, rappresentavano delle carenze cui
bisognava rimediare.
Oltre a ciò, la Federazione stava elaborando un nuovo Statuto che sarebbe stato
approvato in sede di Congresso. In base alle nuove regole, il Comitato Direttivo
Nazionale sarebbe stato composto, per una efficace realizzazione degli
incarichi, da sei membri.
Come tutti i cambiamenti anche questa evoluzione costò sacrifici personali ma fu
ferma la volontà di tutti di operare in continuità con la gestione precedente,
senza traumi per la Federazione.
Il Congresso fu tenuto a Fiuggi e il nuovo Comitato Direttivo elesse presidente
il professor Enzo grano. Aldo Quaranta fu acclamato dall’Assemblea Presidente
Onorario per l’insostituibile ruolo svolto e per i moltissimi meriti acquisiti
nella sua pluriennale conduzione.
Enzo Grano, trascrittore, sceneggiatore e saggista, apparteneva dunque l mondo
della cultura teatrale. Già da tempo si era dimostrato attento alle
problematiche della Federazione, ne conosceva la consistenza e le finalità. In
un momento di estrema difficoltà quale quello di cambiamento di presidenza e
statuto, rappresentò il garante della transizione.
Pur non appartenendo al teatro amatoriale, Grano garantiva quei requisiti di
competenza e prestigio che potevano accompagnare e sostenere una dirigenza della
Fita ancora in via di formazione.
La strada del rinnovamento attuata con nuovi indirizzi fu chiara fin dalle prime
riunioni tenutesi nel dicembre del 1988. Il neo eletto Comitato Direttivo
Nazionale, nell’approvare il bilancio di previsione per il 1989, decise di
concentrare le risorse economiche nella realizzazione di nuove iniziative a
favore di tutti gli associati.
Questo il programma siglato:
- Organizzazione annuale della Festa del Teatro: momento d’incontro con tutti
gli associati attraverso convegni, momenti di spettacolo, premi. La prima
edizione si svolse a Latina nel 1988.
- Conferenza nazionale dei quadri dirigenti: annuale momento di incontro, di
proposta e di verifica di tutte le strutture centrali e periferiche della
Federazione. La prima edizione si tiene a Venezia nel 1989.
- Pubblicazione della rivista periodica Servoscena.
- Avvio di una iniziativa editoriale con la pubblicazione di una collana di
testi relativi al teatro. Il progetto curato da Enzo Grano vide la pubblicazione
dei seguenti saggi: Per fare spettacolo (1989), Lo spazio scenico (1990),
Scrivere teatro (1991), Dalla parte del regista (1992). Il teatro delle lingue
(1993).
Il Comitato Nazionale, per proseguire i nuovi scopi sociali, dovette sancire, in
dipendenza dei limitati fondi a disposizione, una grave rinuncia: la
soppressione del Festival Nazionale dei Gruppi.
Questo appuntamento annuale, che era nato nel 1948 e che fu ospitato per 29 anni
a Pesaro e dal 1977 a Chieti, rappresentava, fino ad allora, l’unico momento di
confronto, seppur limitato, per gli affiliati della Federazione. Fu proprio la
limitatezza ad indurre il Direttivo ad operare la scelta di sacrificare questo
avvenimento consolidato e qualificato. Esso era infatti destinato alle sole
compagnie partecipanti, mentre nasceva l’esigenza di avviare iniziativa a favore
di tutti i soci.
A Troppa, nel 1991, Enzo Grano fu confermato presidente per un ulteriore
triennio. Egli rafforzò la politica avviata, potenziando le iniziative
precedentemente adottate con una particolare attenzione alla politica di
coinvolgimento dei soci.
DAL 1944 IL PRESIDENTE PROVIENE DALLA
FEDERAZIONE
Nel 1994, con l’elezione di Fiammetta
Fiammeri come presidente, si apre la fase attuale. L’Assemblea si tenne a
Paestum. Il Comitato Direttivo Nazionale, a conclusione di sei anni di gestione
innovativa, ritenne maturo il momento che il Presidente fosse scelto all’interno
della Federazione. Per agevolare tale fatto, il Comitato Direttivo Nazionale,
nella quasi totalità, non presentò la propria candidatura alle nuove elezioni,
lasciando spazio all’Assemblea di individuare nuovi Dirigenti Nazionali.
CAPITOLO 4 – UN POSTO DI PRIMO PIANO NEL MONDO DELLO
SPETTACOLO
Dal 1994 Fiammetta Fiammeri dirige la
Fita nazionale. Romana, avvocato, figlia d’arte, membro della giuria del David
di Donatello, da trent’anni con la sua compagnia Ad Hoc, di cui è presidente,
calca da regista o da attrice, il palcoscenico.
La sua dirigenza si caratterizza per la forte apertura verso le federazioni
regionali, nel dare loro spazio propositivo e operativo, nel confronto con altre
realtà teatrali, ad esempio la UILT, nel tessere rapporti importanti, come
quello con l’Agis per dare forza e credibilità alla Federazione.
L’annuale festa del teatro ha assunto un ruolo strategico divenendo punto di
incontro e vetrina per l’attività delle compagnie e dei singoli iscritti con
laboratori e concorsi. Il confronto con personalità dello spettacolo, ospiti
della festa, rendono questa manifestazione ricca di stimoli e aperta verso
l’esterno.
Ma ciò che dal 2000 in poi ha segnato maggiormente la presidenza Fiammeri e il
lavoro di tutto il Consiglio nazionale è stato voler dare nuovo impulso all’amatorialità
e nuova linfa, non tanto ricercando numeri e soci ma puntando sui giovani.
L’Accademia dello spettacolo e la giuria di giovani FITA del Leoncino d’Oro (in
collaborazione con la Biennale di Venezia) sono due aspetti di un medesimo
disegno: far conoscere la Federazione alle giovani generazioni dando delle
possibilità teatrali concrete, non a parole ma con delle esperienze sul campo.
Ottimi i risultati ottenuti, buone le prospettive. Per il futuro il desiderio e
l’impegno della presidente Fiammeri saranno rivolti alla creazione di un
coordinamento europeo del teatro amatoriale, concretamente operativo, mentre sul
versante interno della Federazione al raggiungimento di quella coesione e
affiatamento tra i gruppi.
Il Congresso di Cianciano del 1997 si svolse in un momento importante per
l’associazionismo. Si delineava infatti la volontà politica di regolamentare dal
punto di vista fiscale le attività associative senza fini di lucro, tra le quali
rientravano i gruppi amatoriali, e di dare l’attesa la oltre quarant’anni (e lo
è tuttora…) legge sul teatro. L’occasione poteva rivelarsi utile per ribadire e
porre l’accento sul ruolo della FITA come organizzazione che tutela gli
interessi del teatro con obiettivi precisi di riconoscimento della valenza
socio-culturale della sua attività. Nel corso dell’Assemblea nazionale svoltasi
a San Martino al Cimino il 20 maggio del 2000, la Presidente Fiammeri presenta
il bilancio del triennio, svoltosi sotto gli auspici di dare più ampia
visibilità e migliori strumenti alla Federazione. La presentazione del nuovo
statuto è il passo più importante. Riportiamo a seguito le parti più
significative del discorso.
LA FEDERAZIONE ALL’ESTERNO I PRIMI ASSOCIATI
ALL’AGIS
Non v’è dubbio che nei tre anni appena
trascorsi l’attività di promozione della Federazione e l’impegno di tutti teso a
veicolare in maniera consapevole e proficua la grande portata delle nostre
attività, abbia dato dei risultati significativi sotto ogni profilo.
Innanzitutto ci viene riconosciuto un ruolo anche da coloro che fino a qualche
anno fa, quando sentivano parlare di teatro amatoriale, chiedevano se pagavamo
la SIAE, salvo poi a restare stupiti e increduli nel conoscere l’importo
percentuale degli introiti SIAE, settore teatro, forniti, appunto, dal teatro
amatoriale.
E i risultati di questo, per certi versi epocale, cambiamento di rotta i sono
visti. Oggi, siamo la prima Federazione di teatro amatoriale in Italia e siamo
entrati a far parte dell’AGIS (Agenzia Generale Italiana Spettacoli), la più
importante organizzazione del settore che, in quanto portatrice di rilevanti
interessi, gode di canali privilegiati di contatto e di dialogo con tutte le
istituzioni, pubbliche e private. E questo risultato, sulla cui importanza,
credo siamo tutti d’accordo, è stato frutto anche del lavoro e dell’impegno
congiunto di tutte le organizzazioni nazionali e locali. In altri termini la
FITA, ed è un merito che rivendichiamo anche alla luce della nostra storia
recente, nella consapevolezza, condivisa che non è più tempo di vuote e sterili
divisioni concettuali, ma che ci siano battaglie che il Teatro amatoriale deve
affrontare unito, è riuscita a mettere intorno ad un tavolo tutte, ripeto tutte,
le organizzazioni del settore. Da quell’incontro è nato un documento comune che
è stato poi la base per ottenere il risultato di cui sopra. Altro risultato
importante è l’inserimento della FITA nella costituenda Federteatro, sempre
all’interno dell’AGIS. La Federteatro, alla quale aderiscono tutte le
Associazioni di teatro insieme all’AGIS, diventerà strumento di azione unitaria
del settore teatro per vedere riconosciuto il “valore teatro” e per assicurare
allo stesso uno sviluppo equilibrato e diffuso. Senz’altro positivo è il
riconoscimento che il Dipartimento dello spettacolo ha fatto dei nostri
programmi e attività. Tanto ciò è vero che dal 1996, anno in cui siamo rientrati
nel gruppo degli enti sovvenzionati, ad oggi, il contributo erogato si è più che
triplicato.
LA FEDERAZIONE AL SUO INTERNO: CON 8.500 SOCI
UN TERZO IN PIU’
Ho più volte sottolineato come, al di là
dell’aumento delle affiliazioni, non si avesse la sensazione che tra le
compagnie esistesse la consapevolezza che l’importanza e l’utilità del far parte
della Federazione andasse oltre la possibilità di fare più spettacoli. Ebbene,
il periodo appena trascorso credo che abbia portato qualche importante risultato
sotto questo profilo. Si è cercato, ad esempio di tenere aggiornati ed informati
i Quadri con il supporto di esperti della materia sulle novità legislative e
fiscali, con quegli strumenti operativi e tecnici indispensabili per affrontare
con tranquillità la nostra attività. E sono aumentate anche le Compagnie che si
sono rivolte alla Federazione per avere un supporto di questo tipo e che hanno
trovato una risposta.
Mi sembra che in qualche modo stia cambiando il rapporto tra affiliati e
Federazione, che cercano da noi soprattutto informazioni e supporto tecnico
giuridico.
NUOVO STATUTO: IL CONSIGLIO FEDERALE L’ORGANO
PIU’ RAPPRESENTATIVO, IN CARICA PER QUATTRO ANNI
Le Compagnie affiliate alla FITA sono
615, i soci circa 8500, e ciò significa che negli ultimi tre anni siamo
cresciuti di circa un terzo. Siamo tanti, ed è arrivato dunque il momento di
darci un nuovo statuto che tenga conto di questa mutata realtà. In tal senso il
Consiglio Federale ha elaborato un testo di statuto che modifica l’approccio
alla Federazione ed i suoi rapporti interni. Detto testo prevede che le linee
direttive programmatiche e gestionali della Federazione non spettino più al
Consiglio Direttivo, ma al Consiglio Federale. Ciò sulla base del principio che
tale organo, in quanto maggiormente rappresentativo per la presenza di tutti i
presidenti regionali, debba essere investito dalle responsabilità rispetto agli
obiettivi da raggiungere ed alle metodiche. Tutte norme tese, dunque, a
garantire la massima democraticità e a realizzare un criterio di
rappresentatività vero all’interno della Federazione. Una rappresentatività che,
pur tenendo conto delle differenze innegabili esistenti tra le varie realtà
locali, faccia in modo cha a tutti gli iscritti sia offerta la concreta
possibilità di partecipare attivamente. Presidente e Consiglio inoltre
rimarranno in carica per quattro anni. Così come è necessario che la Federazione
continui nel discorso della formazione e potenzi l’informazione e la
comunicazione. Questo può e deve diventare anche il senso politico della nostra
attività: aiutare la comunicazione, promuovere la cultura vuol dire favorire la
vitalità di quella comunicazione. Stiamo vivendo un momento di trasformazione di
tutto il mondo del teatro che riguarda non soltanto l’assetto legislativo, ma
anche i modelli teatrali ed il comportamento degli spettatori. E qualcosa si
muove anche rispetto al teatro amatoriale, qualcosa che può essere percepito
come volontà di crescere da parte nostra e cambiamento di strategie nei nostri
confronti da parte degli altri.
La delusione per scelte politiche non fatte, il persistente disinteresse
politico verso il mondo dell’arte (tagli al Fus sempre in primo piano, oggetto
di querimonie e polemiche continue); le difficoltà incontrate a seguito della
nuova normativa sugli Enti no profit con l’adozione dei misuratori fiscali e nei
rapporti con l’ENPALS, sono l’incipit della relazione presentata al congresso di
Bellaria 2004. Circostanze sfavorevoli, ma per l presidente Fiammeri non ci sono
dubbi: per superare l’impasse occorre lavorare con serenità d’intenti senza
perdere la propria identità e puntare sui giovani. Ecco il fondarsi
dell’Accademia del Teatro che raccoglie nuove forze e fa crescere i giovani
all’interno della Federazione. Altro bersaglio centrato la convenzione con l’ENPALS,
firmata con la UILT, in una unione di forze e di intenti cha ha dato i suoi
frutti. Ecco alcuni passi del discorso.
Il momento che attraversa il mondo dello spettacolo ed il teatro in particolare,
del quale a pieno titolo fa parte il teatro amatoriale, non può certo definirsi
semplice. Vi è una certa confusione soprattutto rispetto alla incidenza e alla
importanza che, in particolare nella produzione, lo Stato e le Istituzioni
Pubbliche, dovrebbero avere. Sembra quasi che un certo tipo di teatro, che negli
anni ’90 veniva chiamato pubblico, sia indispensabile e non possa sopravvivere
senza appunto cospicui supporti economici pubblici.
Conseguenti le difficoltà di riconoscersi in alcuni ruoli, ormai non più
rispondenti alle effettive esigenze della società civile, che hanno determinato
un momento di forte instabilità oltre che organizzativa, di “politica”
culturale. E poi ci siamo noi, gli amatori di teatro, “I fantasmi del
palcoscenico”, come venivamo definiti in un articolo di un settimanale di
qualche anno fa, che nei contenuti era largamente elogiativo della nostra
attività. Le nostre difficoltà sono ovviamente di carattere diverso. Essendo
stati abituati a bastare a noi stessi dal punto di vista economico, i problemi
nascono da normative complesse, non sempre congruenti con la realtà sociale.
Tuttavia da questa situazione di difficoltà oggettiva potrebbe nascere un nuovo
“modo” di calcare le scene e di costruire un rapporto sempre più incisivo con il
pubblico. Il mio moderato ottimismo non nasce solo dalla passione per il teatro
e dalla convinzione che esso sia, realmente, uno dei più grandi ed
insostituibili strumenti di comunicazione, ma nasce dai fatti, da un percorso
che in questi anni il teatro amatoriale e la FITA in particolare hanno cercato
di intraprendere. Con questo spirito, nei quattro anni appena trascorsi, abbiamo
cercato di tener presente alcuni obbiettivi. Prima di tutto l’attenzione al
mondo giovanile e la sua ricchezza che, attraverso un rapporto di
partecipazione, potrebbe e dovrebbe diventare un patrimonio e momento di
crescita per tutti.
L’ACCADEMIA DELLO SPETTACOLO COME STUDIO DEL
“FATTO” TEATRALE
Da tale consapevolezza nasce l’esperienza
dell’Accademia dello Spettacolo. Da tempo ai nostri giovani era stato riservato
uno spazio particolare all’interno delle iniziative che si svolgevano nel corso
dell’anno ed in particolare nella Festa del Teatro, , ma da due anni a questa
parte, forti anche dell’esperienza del laboratorio analogo che si svolge a
Montecarlo in occasione del “Mondial du Theatre”, i Comitati Regionali hanno
selezionato un gruppo di giovani che hanno partecipato a un laboratorio,
piuttosto che di tecnica, di vero e proprio approccio e studio della costruzione
del fatto teatrale. Una full immersion di una settimana che culmina con uno
spettacolo rappresentato poi in occasione della Festa del Teatro. Non solo. Il
percorso, infatti, non si conclude in quella occasione e (naturalmente in
funzione del tipo di spettacolo realizzato) i giovani in rappresentanza della
FITA sono andati ed andranno a rappresentarci in manifestazioni teatrali
internazionali. Credetemi, quando segnaliamo l’Accademia dello Spettacolo per
una rassegna, abbiamo qualche difficoltà a far comprendere agli organizzatori
che non si tratta di una compagnia, bensì di una produzione diretta dalla
Federazione che sui giovani ha deciso di investire. E ciò appare inconsueto! Un
dato interessante sul quale bisognerebbe riflettere.
Investire nella formazione di giovani, non tanto e non solo nelle tecniche
teatrali ma, soprattutto, nell’educazione al Teatro è un impegno proseguito
costantemente degli ultimi anni e divenuto una vera e propria politica di
sviluppo della Federazione. A tal proposito un altro esempio significativo è
l’accordo sottoscritto nel 2006 con la Biennale di Venezia sezione Teatro,
direttore Maurizio Scaparro, che prevede l’assegnazione del Premio Leoncino
d’Oro. La giuria, composta da 17 studenti universitari, è selezionata dalla FITA
tra i suoi iscritti. L’accordo è stato fortemente voluto anche da Luciana Della
Fornace, Presidente di Agiscuola, segno della stretta collaborazione stabilita
nel corso degli ultimi decenni con questa importante associazione dello
spettacolo.
La relazione prosegue indicando i passaggi che hanno portato alla convenzione
del 2002 con l’ENPALS, uno degli scogli normativi più insidiosi affrontati di
recente dalla Federazione.
LA CONVENZIONE CON L’ENPALS: UN CASO
EMBLEMATICO
Il quadriennio ha visto un significativo
confronto con Enti ed Istituzioni pubbliche. Ottimi i risultati ottenuti.
La FITA, unica fra tutte le organizzazioni di teatro amatoriali, è stata
invitata a partecipare alla “vertenza spettacolo” promossa dall’AGIS per
discutere la situazione di crisi del settore. Ancora, rientriamo ormai da dieci
anni tra gli Enti che percepiscono un contributo dal Ministero dei Beni
Culturali. E poi la convenzione che nel novembre del 2002 abbiamo sottoscritto
con l’ENPALS e che consente alle nostre compagnie di non dover più richiedere
l’agibilità, se non si utilizzano lavori dello spettacolo iscritti all’Ente.
Questo è, secondo me, un caso sintomatico di quanto sia importante fare
conoscere la realtà del teatro amatoriale alle Istituzioni e comunque al nostro
esterno. Per ottenere questo risultato è stato necessario spiegarci,
confrontarci anche conflittualmente con l’Ente; oggi con la convenzione possiamo
dire di esserci avvicinati alla soluzione definitiva del problema.
Nello stesso contesto si è riusciti nel tentativo, di creare di un dialogo
costruttivo con le organizzazioni di teatro amatoriale. A Roma nel 2002 è stata
istituita la Confederazione Permanente del Teatro Amatoriale tra la FITA e la
UILT.
PIU’ SERVIZI PER CEMENTARE LO SPIRITO
ASSOCIATIVO
Il quadriennio analizzato è stato il
primo di applicazione della nuova struttura associativa, configurata con lo
Statuto approvato nel 2000 che ha attribuito al Consiglio Federale veri e propri
poteri deliberativi e di indirizzo politico sull’attività della Federazione. Ma
nelle note della Fiammeri un appunto riguarda anche la necessità di fortificare
lo spirito associativo.
Come sottolineava Carmelo Pace in un articolo di un paio di anni fa su
Servoscena, perché tale sistema funzioni è indispensabile ancor meglio definire
quali siano i ruoli del nazionale, regionale e provinciale con un’analisi che,
ovviamente, si riflette anche sulle risorse da dedicare alle tre aree.
Sotto questo profilo molta strada è stata fatta con il nuovo Statuto, ma molto
lavoro ci attende ancora. Questo è il punto centrale da affrontare per una
crescita che non sia solo numerica. E’ sotto gli occhi di tutti come la
Federazione sia cresciuta, come associazioni iscritte e affiliati, ma a questa
crescita numerica non ha corrisposto una crescita sul piano dello spirito
associativo. Per tutti un dato. Ogni anno abbiamo circa 150 nuove affiliazioni,
ma ne perdiamo il 15%, un fenomeno da considerarsi fisiologico ma che merita di
essere analizzato. Bisogna cioè interrogarsi su cosa offrire in più alle
compagnie per cementare lo spirito associativo. La risposta è, a mio avviso
semplice: vi è la necessità di offrire servizi, che non possono essere
strutturati secondo una logica amatoriale ma che, viceversa, funzionano solo se
professionalmente organizzati. Servizi che, dai rapporti con la SIAE ai rapporti
con gli Enti e con consulenti di settore, devono essere legati non
all’interessamento e/o alla conoscenza dell’uno o dell’altro, ma ad una rete
consolidata e strutturata sul territorio e di professionisti che siano in grado
di dare risposte veloci e concrete. Ed anche ai quadri provinciali che sono la
vera spina dorsale della nostra Federazione bisogna dare maggiore attenzione
attraverso una formazione concreta rispetto alla gestione dei rapporti
associativi e incentivante rispetto ai risultati raggiunti. In questo senso è
giusto dire che in questi anni non si sono raggiunti tutti i risultati che si
potevano ottenere. Non si è tenuto conto delle conseguenze dell’aumento delle
compagnie ed anche del nuovo ruolo raggiunto, faticosamente, dalla Federazione.
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